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Cultura

Legge Basaglia: come si spiegano i raptus di follia delle persone con problemi di salute mentale?

Parla lo psichiatra Massimo Lanzaro
fonte: AGV - Agenzia Giornalistica il Velino
di Ornella Petrucci

Salute mentale: quali sono le criticità di oggi a quarant’anni dalla Legge 180 del 1978 che ha portato alla chiusura dei manicomi e a quattro anni dalla Legge 81 del 2014 che ha portato alla chiusura degli O.P.G. (Ospedali Psichiatrici Giudiziari)? “A fronte delle idee corrette delle due riforme, le strutture, gli operatori, i mezzi, le dotazioni sono in pratica completamente insufficienti. Primo, le persone e anche gli stessi colleghi medici concepiscono il malato mentale con molti pregiudizi e le campagne informative scarseggiano, il che danneggia anche la possibilità di fare vera prevenzione. Secondo, i medici ospedalieri degli SPDC (Servizi di Diagnosi e cura psichiatrici), a differenza che altrove (Inghilterra, ad esempio), hanno spesso una duplice mole di lavoro: non solo curare i degenti, ma provvedere le consulenze per i vari reparti dell’ospedale e, soprattutto, per il pronto soccorso. In Inghilterra per questo c’è un’equipe a parte: l’equipe di psichiatria di consultazione. Terzo, c’è un progressivo sottofinanziamento della salute mentale che incide in maniera drammaticamente negativa sugli operatori. Anche alla chiusura degli OPG non è corrisposta un’adeguata risposta delle REMS (strutture che li hanno sostituiti), con un complessivo aumento di oneri sugli psichiatri” così Massimo Lanzaro, già Primario del Royal Free University Hospital di Londra e, attualmente, Dirigente Medico dell’Asl Napoli 2 Nord.

A seguito di fatti di cronaca nera recenti – è a tutti noto quanto accaduto a Qualiano, in provincia di Napoli, dove un 37 enne con disagio psichico ha ucciso la madre barricandosi poi in casa – ci si chiede qual è il valore della prevenzione del rischio di violenza delle persone con disagio psichico. “È una questione molto delicata”, risponde lo psichiatra Lanzaro. “Sfogliando qualsiasi manuale si legge che le persone a rischio vengono da povertà o condizioni socio-economiche disagiate, subculture in cui la violenza è –per così dire- accettata, disoccupazione, conflitti familiari, facilità di accesso alle armi, pregressi tentativi di suicidio o di violenza, instabilità emotiva, diagnosi psichiatrica, isolamento sociale, sesso maschile, abuso di sostanze, alcuni tipi di allucinazioni uditive, idee deliranti di persecuzione (è verosimilmente questo il caso della persona di Qualiano, che, stando alle cronache del Il Mattino, ha detto al Gip ‘che la mamma lo perseguitava avvelenandolo giorno per giorno’)”.

È davvero impossibile prevedere la violenza di una persona con disagio psichico? “Spesso è molto difficile, ma in teoria non è impossibile”, dichiara Lanzaro. “Ogni variabile sopraelencata accresce il rischio, in parole semplici: più cose di quelle citate ci sono in una situazione socio-esistenziale, più è probabile purtroppo che succeda qualcosa nel senso dell’auto o etero-lesività. Ci sono studi ampiamente validati che lo dimostrano ed esistono i cosiddetti strumenti di risk-assessment (valutazione del rischio)”.

Quindi non esistono i “raptus di follia”? “Nell’Enciclopedia Medica il raptus è ‘un impulso improvviso e incontrollabile che porta a compiere azioni violente o aggressive verso se stessi o gli altri’. Se emerge nel contesto di un disturbo mentale, per quanto improvviso e incontrollabile, come detto, non vuol necessariamente dire che sia anche imprevedibile”, spiega Lanzaro.

Quando si può procedere con il T. S. O. (Trattamento Sanitario Obbligatorio)? “Con trattamento sanitario obbligatorio si intendono procedure sanitarie normate e con specifiche tutele, in genere di legge, che possono essere applicate in caso di motivata necessità e urgenza clinica, conseguenti al rifiuto al trattamento del soggetto che soffra di una grave patologia psichiatrica non altrimenti gestibile, a tutela della sua salute e sicurezza e/o della salute pubblica”, osserva Lanzaro che prosegue. “Secondo la legge Il T.S.O. ha una durata massima di sette giorni, ma può essere eventualmente rinnovato su richiesta di uno psichiatra nel caso in cui persistessero i requisiti richiesti per l’attuazione, quindi, può essere prorogato più volte, qualora vi sia la necessità (nell’interesse della persona), con una richiesta da parte dello psichiatra dell’Asl (art. 3, legge 180/1978) diretta al sindaco del Comune di residenza”.

Inoltre, “la Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, insieme a chiarimenti su caratteri giuridici e procedurali nell’applicazione del T.S.O., nell’aprile 2009 ha proposto alcune indicazioni tese alla possibilità di effettuare Trattamenti (o Accertamenti) Sanitari Obbligatori extraospedalieri, cosa che in pratica qui non fa nessuno, mentre in Inghilterra ad esempio esiste una normativa e una prassi consolidata”. Quindi in strutture diverse dall’ospedale, ma seguito da personale sanitario? “Sì, il T.S.O. si può fare anche a domicilio, qualora ci siano le condizioni di legge, sotto l’osservazione di infermieri e medici del centro di salute mentale”. Nel caso di Qualiano è stato detto che i familiari acquistavano i farmaci autonomamente, questo è possibile? “Nessuno può acquistare psicofarmaci senza una prescrizione medica”, ricorda Lanzaro.

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