Did you know we have an international section? Click here to read our news in your english!
X

Accedi

Campania, cultura

Carceri e diritti umani, il convegno al Suor Orsola Benincasa con Adg Campania

Il sovraffollamento non è un problema solo italiano
fonte: AGV - Agenzia Giornalistica il Velino
di Redazione Campania

L’evento è stato organizzato dal Rotaract Club Napoli Posillipo e dalla Scuola ADG – Alta Docenza Giuridica, con il patrocinio dell’Università degli Studi di Napoli “Suor Orsola Benincasa” e in collaborazione con il Forum Regionale dei Giovani della Campania. I lavori sono stati introdotti dai saluti della prof.ssa Maria Valeria del Tufo, del Prorettorato dell’Università Suor Orsola Benincasa, del dott. Salvatore Di Sauro, Presidente del Club RAC Napoli Posillipo, e dell’avv. Tullio Tiani, Responsabile Organizzativo della Scuola ADG. Dagli interventi particolarmente seguiti sono emersi spunti di riflessione che hanno in particolar modo attratto l’attenzione dei presenti. Tra questi riprendiamo le parole della prof.ssa avv. Federica De Simone, che ha sostenuto come “Il sovraffollamento non è un problema solo italiano ma un problema particolarmente esteso, dalle dimensioni mondiali. In Italia si sono toccate punte molto elevate e oggi si oscilla dai 50.000 ai 56.000 detenuti presenti”. La riforma dell’ordinamento penitenziario punta soprattutto ai detenuti inseriti in una sorveglianza di “media sicurezza”, per la quale sono state introdotte innovazioni già dal 2011, quali il carcere aperto e la sorveglianza dinamica. Il primo si contrappone al regime chiuso e richiede valutazione ad hoc su ogni singolo detenuto sulla sua reale criminalità e reale capacità di recupero sociale. Si connota per un processo di responsabilizzazione del detenuto e tant’è che egli è tenuto a sottoscrivere un accordo. La sorveglianza dinamica, invece, è rivolta agli agenti di polizia penitenziaria e consiste in un’attività di intelligence molto spiccata nel tentativo di ottenere più informazioni possibili su ogni singolo detenuto relativamente alla propria particolare situazione al fine di garantire e modulare al meglio la risocializzazione del reo, attenuando il disagio che il detenuto vive sentendosi sempre sorvegliato, facendolo concentrare molto sulla sua responsabilizzazione. Il comm. Francesca Acerra ricorda come il problema da affrontare sia quello di “bilanciare i diritti umani e inviolabili con la carcerazione”. L’Italia, condannata dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, in diverse sentenze, per non aver approntato delle misure sufficienti a ridurre il sovraffollamento, sta cercando di fronteggiare questo problema ristrutturando strutture fatiscenti e abbandonate, adeguando la problematica della sorveglianza alle nuove esigenze. Da questo, i nuovi concetti di “porte aperte”, di “carcere aperto” e della cella quale “camera di pernottamento”, nel rispetto del diritto alla dignità dell’uomo detenuto. Non è però semplice mantenere un certo equilibrio e quindi non c’è una così diffusa consensualità al sistema del carcere aperto. Dopo alcune esperienze di vita carceraria, intensamente riportate dall’operatore suor Maria Lidia Schettino, che ha dedicato gran parte della sua vita all’ascolto e alla cura, spirituale e psicologica, dei soggetti in stato di detenzione inframuraria nelle diverse carceri di Napoli, sono arrivate le conclusioni del magistrato di sorveglianza, la dott.ssa Angelica Di Giovanni, già presidente del Tribunale di Sorveglianza di Napoli. “Nella corsa all’ultima garanzia, alla tutela dei diritti umani, l’unico a non essere garantito è lo Stato. Il Magistrato di sorveglianza è il giudice della legalità della pena; ciò significa che deve far rispettare i diritti e i doveri da una parte e dall’altra: nel caso nostro dal condannato e dallo Stato. Esistono diritti che trovano il loro limite nei diritti dell’altro. Non vi è alternativa alla democrazia. E la democrazia si basa su diritti e doveri”. Il condannato, infatti, ha il diritto/dovere di espiare la pena e, quando detenuto, il diritto al trattamento penitenziario che tende alla rieducazione. “Oggi si richiede la riforma dell’ordinamento penitenziario, ma prima di addivenire a nuove norme, che sembrano essere più il frutto di una elaborazione virtuale che risultato di una sufficiente esperienza carceraria e penitenziaria con sovrastrutturazioni a volte rischiose e a volte ridondanti, bisognerebbe attuare la riforma del 1975 che poggiava su tre pilastri fondanti: scuola, lavoro, religione. Purtroppo dobbiamo riconoscere che nei nostri istituti penitenziari non sempre risultano attuate le tre direttive”. Tre sono gli elementi per perseguire il fine costituzionale della pena legale: pena certa da espiare, nei tempi, modi e quantum (CERTEZZA); pena che abbia un contenuto impegnativo e responsabilizzante (CONTENUTO), pena che venga controllata nella sua esecuzione (CONTROLLO). “Il sistema al momento non funziona, lo diciamo da troppo tempo ormai e la soluzione non può essere certo la nuova riforma all’orizzonte”. Il programma completo è disponibile sul sito ufficiale della Scuola, www.adgroma.eu, nella sezione “Eventi”. Per conoscere tutti i prossimi eventi organizzati in Italia dalla Scuola ADG, invitiamo gli interessati a seguirci sui diversi canali social (Facebook, Twitter, Google+, Linkedin, Instagram). Per ulteriori informazioni, la Scuola è raggiungibile via e-mail all’indirizzo: segreteria@adgroma.eu.