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Cultura

Lohengrin a Bruxelles, Wagner humus del nazional-socialismo

Parola alla regia di Olivier Py
fonte: AGV - Agenzia Giornalistica il Velino
di Redazione

La Monnaie di Bruxelles mette in scena con la regia di Olivier Py un Lohengrin affascinante e complesso, rigoroso e potente. Wagner è musica e pensiero in un unico percorso, un unico insieme mistico e mitico, pagano e spirituale, un unico potente vivente humus, un corpus simbolico, una metafisica cento per cento tedesca. Olivier Py ha cercato di scendere nel cuore di questo possente humus spirituale che ha espresso ma anche generato i fondamentali della cultura tedesca del secolo scorso. Py ci mostra le origini spirituali del nazionalsocialismo e in simultanea, mediante l’ambientazione coreografica, i suoi devastanti effetti. Lohengrin/Wagner come padri del nazismo? No, la visione del regista è assai meno banale; superficiale credere nell’equazione Wagner=nazismo: Py ci illustra il tessuto nascosto, la materia primordiale, il materiale genetico che ha generato il mostro. Ingenuo credere che le manifestazioni dell’uomo non siano manifestazione di strutture e movimenti profondi che hanno camminato a lungo prima di manifestarsi; la frammentazione da cui fuoriesce la lava non esisterebbe senza un bacino magmatico sottostante: è questo bacino magmatico del nazionalsocialismo che abbiamo visto a La Monnaie. Lohengrin nella lettura di questo geniale regista è un tuffo nel passato e un lancio nel futuro. Un tuffo nel passato di questa saga medioevale psuedocristiana nata sostanzialmente dalla fantasia del compositore, ma diventa proiezione nel futuro attraverso un’ambientazione tedesca post-bellica della significativa scenografia di Pierre Andrè Weitz ispirata ai grigi raffinati di Anselm Kiefers. La forza significativa di questo Lohengrin ci pone domande, ci offre suggestioni e chiavi di lettura: il nazismo come tetro frutto della estetizzazione della politica e Wagner autore dei codici estetico simbolici che furono usati per legittimarlo. Lo spettatore di fronte alla potenza di questa messa in scena, sostenuta dalla conduzione musicale potente e adeguata di Alain Altinoglu e da un coro che alla Monnaie è sempre protagonista (lode al nostro maestro Martino Faggiani), non può non riflettere; così il Lohengrin della Monnaie nasce come rappresentazione del mito ma diventa lezione di storia, non come riflessione sui fatti ma come immersione nelle sue linee spirituali più profonde e finisce per divenire cammino di purificazione spirituale, percorso mistico alla San Giovanni della Croce, come in Lust di Elfriede Jelinek: l’immersione nell’humus del male o ci affascina e ingloga o ci purifica. In tal senso, questo Lohengrin fa pedagogia, e della più alta.

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