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Pac, la Commissione Ue vuole tagliare fondi all’agricoltura. Danno da 1,8 mld per chi fa made in Italy. Le reazioni

fonte: AGV - Agenzia Giornalistica il Velino/AGRICOLAE
di AGV - Agenzia Giornalistica il Velino/AGRICOLAE

La commissione europea ha proposto oggi un taglio sulla prossima Pac del 5 per cento che si traduce in circa 1.8 miliardi di euro in meno per gli agricoltori del Made in Italy. Per un totale di 20 miliardi complessivi. Una proposta che ha raccolto il disappunto dei sindacati agricoli nazionali che non ci stanno. “Non è giusto tagliare sull’agricoltura per recuperare budget europeo”, dicono. A partire dal vicepresidente della ComAgri del Parlamento europeo Paolo De Castro. Un budget invece “moderno e al servizio dell’Unione per Jean Claude Juncker:

BILANCIO UE, JUNCKER: MODERNO AL SERVIZIO DELL’UNIONE CHE PROTEGGE, DA FORZA E DIFENDE

La Commissione propone oggi un bilancio a lungo termine pragmatico e moderno per il periodo 2021-2027.

Si tratta di una risposta onesta alle realtà di oggi, in cui l’Europa è chiamata a svolgere un ruolo più importante nel garantire la sicurezza e la stabilità in un mondo instabile, proprio quando la Brexit lascerà un vuoto significativo nel nostro bilancio. La proposta odierna risponde a questa duplice sfida mediante tagli alla spesa e nuove risorse, strumenti utilizzati entrambi in pari misura. I finanziamenti per le nuove e principali priorità dell’Unione verranno mantenuti o rafforzati e ciò implica inevitabilmente alcuni tagli in altri settori. È tempo di agire responsabilmente, considerata la posta in gioco così elevata. Per questo l’odierna proposta di bilancio è mirata e realistica.

La proposta della Commissione allinea il bilancio dell’Unione alle nostre priorità politiche delineate nel programma positivo presentato dal Presidente Jean-Claude Juncker nel suo discorso sullo stato dell’Unione il 14 settembre 2016, approvato poi dai leader dell’UE-27 a Bratislava il 16 settembre 2016 e confermato nella dichiarazione di Roma del 25 marzo 2017. Concentrandosi nei settori in cui l’Unione può raggiungere il meglio in termini di risultati, questo è il bilancio di un’Europa che protegge, dà forza e difende.

Il Presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker ha dichiarato: “Oggi è un momento importante per la nostra Unione. Il nuovo bilancio rappresenta l’occasione per plasmare una nuova, ambiziosa Unione a 27, con al centro il vincolo della solidarietà. Con la proposta di oggi abbiamo presentato un piano pragmatico su come fare di più con meno. Il vento economico favorevole nelle nostre vele ci dà un margine di manovra ma non ci mette al riparo dalla necessità di operare risparmi in alcuni settori. Garantiremo una sana gestione finanziaria mediante il finora inedito meccanismo per lo Stato di diritto. Ecco che cosa significa agire responsabilmente con il denaro dei contribuenti. Ora la palla è nel campo del Parlamento europeo e del Consiglio. Sono assolutamente convinto che il nostro obiettivo debba essere il conseguimento di un accordo prima delle elezioni del Parlamento europeo il prossimo anno.”

Il Commissario per il Bilancio e le risorse umane Günther H. Oettinger ha dichiarato: “Quello che costituisce davvero il nucleo di questa proposta di bilancio è il valore aggiunto europeo. Investiamo ancora di più in settori nei quali i singoli Stati membri non possono agire da soli o nei quali è più efficiente operare insieme, come nei campi della ricerca, della migrazione, del controllo delle frontiere o della difesa. Contemporaneamente continuiamo a finanziare politiche tradizionali, ma ammodernate, come la politica agricola comune e la politica di coesione, visto che gli standard elevati dei nostri prodotti agricoli e il recupero economico delle nostre regioni vanno a vantaggio di noi tutti.”

  1. Un bilancio mirato in cui alle ambizioni corrispondano le risorse

L’Unione europea a 27 ha fissato le proprie priorità politiche e ora ha bisogno di risorse adeguate.

Nel complesso la Commissione propone un bilancio a lungo termine di 1 135 miliardi di in impegni (espressi in prezzi del 2018) [1] per il periodo 2021-2027, pari all’1,11 % del reddito nazionale lordo dell’UE-27 (RNL) (cfr. allegato 2: scheda informativa generale). Questo livello di impegni si traduce in 1 105 miliardi di € (ovvero l’1,08% dell’RNL) in termini di pagamenti (a prezzi 2018 [2]). Ciò comprende l’integrazione nel bilancio dell’UE del Fondo europeo di sviluppo, principale strumento con cui l’UE finanzia la cooperazione allo sviluppo con i paesi dell’Africa, dei Caraibi e del Pacifico e che finora è stato un accordo intergovernativo. Se si tiene conto dell’inflazione, l’ordine di grandezza è analogo a quello dell’attuale bilancio a lungo termine 2014-2020 (compreso il Fondo europeo di sviluppo).

Per finanziare nuove e urgenti priorità, occorrerà innalzare gli attuali livelli di finanziamento. Gli investimenti di oggi in settori quali la ricerca e l’innovazione, i giovani, l’economia digitale, la gestione delle frontiere, la sicurezza e la difesa contribuiranno alla prosperità, alla sostenibilità e alla sicurezza di domani. Sarà raddoppiato, ad esempio, il bilancio del programma Erasmus+ e del corpo europeo di solidarietà.

Nel contempo la Commissione ha valutato criticamente dove fosse possibile realizzare risparmi e aumentare l’efficienza. La Commissione propone che i finanziamenti a favore della politica agricola comune e della politica di coesione subiscano una modesta riduzione (in entrambi i casi del 5% circa) per tener conto delle nuove realtà di un’Unione a 27. Queste politiche saranno aggiornate in modo da poter comunque produrre risultati con minori risorse ed essere addirittura al servizio di nuove priorità. La politica di coesione, ad esempio, avrà un ruolo sempre più importante a sostegno delle riforme strutturali e dell’integrazione a lungo termine dei migranti.

Questi cambiamenti determineranno un riequilibrio del bilancio dell’Unione europea e una maggiore attenzione ai settori in cui esso può davvero fare la differenza.

  1. Un bilancio moderno, semplice e flessibile

Le dimensioni del bilancio dell’UE sono contenute rispetto a quelle dell’economia europea e dei bilanci nazionali. Eppure questo bilancio può davvero fare la differenza nella vita di cittadini e imprese, a condizione che gli investimenti siano realizzati in settori nei quali l’impatto della spesa dell’UE possa essere maggiore rispetto a quello della spesa pubblica nazionale, vale a dire in settori in cui l’UE sia in grado di apportare un reale valore aggiunto europeo. Alcuni esempi in questo senso: i progetti di ricerca in settori di punta che riuniscono i migliori ricercatori europei, le grandi infrastrutture o i progetti per consentire la trasformazione digitale o le iniziative intese a dotare l’Unione degli strumenti necessari per proteggere e difendere i suoi cittadini. Ciò è indispensabile nel mondo di oggi in rapida evoluzione, in cui l’Europa si trova a far fronte a sfide demografiche, all’instabilità nei paesi vicini e a molti altri problemi urgenti che superano i confini nazionali.

La Commissione propone pertanto un bilancio moderno, semplice e flessibile.

Moderno: una nuova Unione a 27 ha bisogno di un nuovo bilancio moderno che dimostri che l’Europa ha fatto tesoro degli insegnamenti che vengono dal passato. Si tratta di ridurre ulteriormente gli oneri burocratici a carico dei beneficiari e delle autorità di gestione mediante norme più coerenti basate su un codice unico, di fissare obiettivi più chiari e di concentrarsi maggiormente sui risultati. Così sarà più facile monitorare e misurare i risultati come pure introdurre modifiche, se necessario.

Semplice: la struttura del bilancio sarà più chiara e più in linea con le priorità dell’Unione. I fondi sono oggi ripartiti tra un numero troppo elevato di programmi e strumenti all’interno e al di fuori del bilancio. La Commissione propone quindi di ridurre di oltre un terzo il numero dei programmi (passando dai 58 attuali a 37 in futuro), ad esempio riunendo in nuovi programmi integrati le fonti di finanziamento attualmente frammentate e razionalizzando profondamente l’uso degli strumenti finanziari, anche tramite il Fondo InvestEU.

Flessibile: sfide recenti, in particolare la crisi migratoria e dei rifugiati nel 2015, hanno mostrato chiaramente i limiti che l’attuale bilancio dell’UE presenta in termini di flessibilità per una risposta sufficientemente rapida ed efficace. La proposta della Commissione prevede quindi una maggiore flessibilità all’interno dei programmi e tra i medesimi, il rafforzamento degli strumenti di gestione delle crisi e la creazione di una nuova “Riserva dell’Unione” che permetta di affrontare eventi imprevisti e rispondere a situazioni di emergenza in settori quali la sicurezza e la migrazione.

  1. Il bilancio dell’UE e lo Stato di diritto: una sana gestione finanziaria

Un’innovazione importante prevista dal bilancio proposto è il rafforzamento del legame tra i finanziamenti UE e lo Stato di diritto, il cui rispetto è presupposto essenziale di una sana gestione finanziaria e dell’efficacia dei finanziamenti UE. La Commissione propone pertanto un nuovo meccanismo volto a proteggere il bilancio dell’UE dai rischi finanziari connessi a carenze generalizzate per quanto riguarda lo Stato di diritto negli Stati membri. I nuovi strumenti proposti consentirebbero all’Unione di sospendere, ridurre o restringere l’accesso ai finanziamenti dell’UE in modo proporzionale alla natura, alla gravità e alla portata delle carenze relative allo Stato di diritto. Una decisione di questo genere sarebbe proposta dalla Commissione e adottata dal Consiglio con votazione a maggioranza qualificata inversa [3].

  1. Un bilancio dell’UE per un’Unione economica e monetaria forte e stabile

Una zona euro stabile è presupposto essenziale per l’occupazione, la crescita, gli investimenti e l’equità sociale nell’Unione nel suo complesso. Nel dicembre 2017, nel quadro della tabella di marcia per l’approfondimento dell’Unione economica e monetaria, la Commissione ha prospettato la possibilità di introdurre, nell’ambito delle finanze pubbliche dell’UE, nuovi strumenti di bilancio a sostegno di una zona euro stabile e della convergenza verso la zona euro. Questo nuovo quadro finanziario pluriennale propone due nuovi strumenti:

– un nuovo programma di sostegno alle riforme che, con una dotazione complessiva di bilancio di 25 miliardi di €, fornirà sostegno finanziario e tecnico a tutti gli Stati membri per la realizzazione di riforme prioritarie, in particolare nel contesto del semestre europeo. Un meccanismo di convergenza fornirà inoltre un sostegno ad hoc agli Stati membri non appartenenti alla zona euro che si preparano ad adottare la moneta comune;

– una funzione europea di stabilizzazione degli investimenti che contribuirà a mantenere i livelli d’investimento in caso di gravi shock asimmetrici. Inizialmente opererà attraverso prestiti “back-to-back” garantiti dal bilancio dell’UE con un massimale di 30 miliardi di €, cui si abbinerà un’assistenza finanziaria agli Stati membri a copertura dell’onere degli interessi. I prestiti forniranno un sostegno finanziario aggiuntivo in un momento in cui le finanze pubbliche sono sotto pressione e occorre mantenere gli investimenti prioritari.

  1. Fonti moderne di finanziamento del bilancio dell’UE

Nuove priorità richiedono nuovi investimenti. Per questo motivo la Commissione propone di finanziarle tali tramite un abbinamento tra nuove risorse (per circa l’80 %) e riassegnazioni e risparmi (per circa il 20%).

Ispirandosi alle raccomandazioni del gruppo ad alto livello sul futuro finanziamento dell’UE, la Commissione propone di aggiornare e semplificare l’attuale sistema complessivo delle risorse proprie e di diversificare le fonti di entrate del bilancio.

Nuove fonti per finanziare il bilancio a lungo termine

La Commissione propone di semplificare l’attuale risorsa propria basata sull’imposta sul valore aggiunto (IVA) e di introdurre un paniere di nuove risorse proprie collegato alle nostre priorità politiche.

Nel paniere di nuove risorse proprie rientrano:

– il 20% delle entrate provenienti dal sistema di scambio delle quote di emissioni;

– un’aliquota di prelievo del 3% applicata alla nuova base imponibile consolidata comune per l’imposta sulle società (che verrà introdotta gradualmente, una volta adottata la legislazione necessaria);

– un contributo nazionale calcolato in base alla quantità di rifiuti non riciclati di imballaggi in plastica di ciascuno Stato membro (0,80 € al chilogrammo).

Queste nuove risorse proprie rappresenteranno il 12% circa del bilancio totale dell’UE e potrebbero apportare fino a 22 miliardi di € l’anno per il finanziamento delle nuove priorità.

Correzioni

L’uscita del Regno Unito dall’UE offre l’occasione per affrontare il complesso sistema di correzioni e di “correzioni sulle correzioni”. La Commissione propone di eliminare tutte le correzioni e di ridurre dal 20% al 10% gli importi che gli Stati membri trattengono all’atto della riscossione dei tributi doganali (una delle “risorse proprie”) a favore del bilancio dell’UE. Entrambe le misure renderanno più semplice ed equo il bilancio dell’UE.

Allo scopo di evitare però un’impennata del contributo di alcuni Stati membri, la Commissione propone di eliminare progressivamente le attuali correzioni nell’arco di cinque anni.

Che cosa accadrà ora?

Sulla base delle proposte odierne la Commissione presenterà, nelle prossime settimane, proposte dettagliate relative ai futuri programmi di spesa settoriali (cfr. allegato 1).

La decisione sul futuro bilancio a lungo termine dell’UE spetterà poi al Consiglio, che delibererà all’unanimità, previa approvazione del Parlamento europeo. Il fattore tempo è essenziale. I negoziati per l’adozione dell’attuale bilancio a lungo termine dell’UE hanno richiesto troppo tempo. Le conseguenze sono state: il ritardo nell’avvio dei principali programmi di spesa e il rinvio di progetti che erano realmente in grado di stimolare la ripresa economica.

Ai negoziati dovrebbe essere quindi accordata la massima priorità e un accordo dovrebbe essere raggiunto prima delle elezioni del Parlamento europeo e del vertice di Sibiu del 9 maggio 2019. La Commissione farà tutto ciò che è in suo potere per un accordo in tempi brevi.

 

PAC, COPA COGECA: NO A TAGLI UE, NE DIPENDONO AGRICOLTURA E AMBIENTE

Reagendo ai piani di bilancio post 2020 della Commissione europea pubblicati a Bruxelles oggi, il Copa e la Cogeca hanno espresso profonda delusione in merito ai tagli proposti alla futura politica agricola comune (PAC).

Spiegando perché la spesa agricola nel prossimo bilancio dell’UE non dovrebbe essere ridotta, il Presidente del Copa, il sig. Joachim Rukwied, ha affermato: “Il Copa e la Cogeca sono in disaccordo con qualunque proposta di apportare tagli alla spesa della PAC nel futuro bilancio dell’UE. Il reddito degli agricoltori è già inferiore del 40% rispetto al salario medio negli altri settori dell’economia. Tuttavia, sono loro quelli che producono ogni giorno derrate alimentari di alta qualità e ai quali viene richiesto di fare di più per la sostenibilità e per affrontare il cambiamento climatico. I tagli al bilancio proposti minacciano non soltanto la sopravvivenza degli agricoltori e molte zone rurali dell’UE, ma anche il raggiungimento degli obiettivi ambientali e sociali dell’Unione. Riconosciamo lo sforzo della Commissione per aumentare le risorse dell’UE, al fine di rispondere ai futuri bisogni politici, ma bisogna fare di più per l’Europa e gli agricoltori europei. Inoltre, accogliamo favorevolmente la volontà espressa da molti Stati membri di contribuire di più al futuro dell’Europa.”

Il Presidente della Cogeca, il sig. Thomas Magnusson, ha sottolineato: “Considerato l’aumento demografico previsto a livello mondiale e le sfide crescenti cui il settore agricolo è confrontato, questo non è il momento per tagliare i fondi e per mettere a repentaglio i molteplici benefici dell’agricoltura. Nutriamo serie preoccupazioni circa il potenziale impatto commerciale e di bilancio causato dalla Brexit sugli agricoltori europei e le loro cooperative. Noi crediamo che gli agricoltori e le loro famiglie non debbano ritrovarsi a pagare due volte il prezzo della Brexit. L’attuale bilancio costa a ogni cittadino europeo meno di una tazza di caffè al giorno e in cambio garantisce derrate alimentari nutrienti, sicure e di alta qualità a 500 milioni di consumatori, contribuendo alla protezione dell’ambiente, alla crescita e all’occupazione. La spesa agricola rappresenta un ottimo investimento per tutti i cittadini dell’UE e va mantenuta e stabilizzata”. In tal senso, l’aumento proposto per la spesa in materia di ricerca e innovazione in agricoltura e nella bioeconomia è più che benvenuto. Gli agricoltori e le cooperative agricole sono pronti a fare la loro parte al riguardo.”

PAC, DE CASTRO: NO A TAGLI BUDGET

“Ribadisco con forza la mia contrarietà a tagliare le risorse della Politica Agricola Comune nel bilancio Ue 2020-2027 proposto oggi dalla Commissione europea. Quanto agli interventi a gamba tesa sulla gestione della Pac, compreso un eventuale tetto agli aiuti diretti ai produttori, tengo a precisare che si tratta  di una competenza della Commissione agricoltura del Parlamento europeo e del Consiglio dei ministri agricoli dell’Ue”. Così Paolo De Castro, vicepresidente della ComAgri dell’Europarlamento commenta la presentazione, in plenaria a Bruxelles, delle proposte sul prossimo Quadro finanziario europeo da parte del presidente dell’Esecutivo Ue Jean Claude Juncker, e dal commissario al bilancio Gunther Oettinger. Per De Castro, in particolare, il documento finanziario europeo “è poco ambizioso per quanto riguarda l’incremento delle risorse, che come chiedeva il Parlamento europeo avrebbero dovuto raggiungere l’1,3% del Pil della Ue, mentre si ferma a poco più dell’1,1%”.

“Senza contare – conclude De Castro – che l’annunciato taglio del 5% del bilancio agricolo significherebbe togliere più di 20 miliardi di euro alla Pac in sette anni. Un calo inaccettabile, considerando anche che viene chiesto a i Paesi della vecchia Europa, tra cui l’Italia, di proseguire nella convergenza degli aiuti diretti, ora più elevati rispetto a quelli dei nuovi Partner europei”.

Per la Confagricoltura è “inaccettabile” un taglio di risorse al settore:

UE, GIANSANTI (CONFAGRICOLTURA): INACCETTABILE TAGLIO FONDI AGRICOLTURA PER FAR QUADRARE I CONTI DEL BILANCIO

“Tagliare i fondi all’agricoltura per far quadrare i conti di un bilancio che resterà inadeguato, dimostra che c’è scarsa fiducia sul futuro della costruzione europea”. Questo il commento del presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti, in relazione alla  proposta della Commissione europea sul nuovo quadro finanziario della UE (periodo 2012-2017), che prevede la riduzione delle spese destinate all’agricoltura per un ammontare di circa 40 miliardi di euro a prezzi correnti rispetto all’attuale dotazione. In particolare, i trasferimenti diretti agli agricoltori potrebbero subire un taglio superiore al 7%.

“È sbagliata e da respingere al mittente – ha aggiunto il presidente di Confagricoltura –  anche la proposta di ridurre i trasferimenti alle imprese di maggiore dimensione. Vale a dire, quelle che assicurano la maggior parte dei posti di lavoro, producono per il mercato interno e per le esportazioni e sono aperte all’innovazione”.

“Le vere imprese agricole – ha continuato Giansanti – hanno assicurato produzioni abbondanti, sicurezza alimentare, tutela del territorio e delle risorse naturali. Il tutto ad un costo che non arriva a trenta centesimi al giorno ad abitante. Alla luce di queste cifre, i tagli proposti dalla Commissione europea sono inaccettabili”.

“L’agricoltura rientra a pieno titolo nella lista dei beni comuni che l’Unione Europea deve tutelare e valorizzare – ha concluso  il presidente di Confagricoltura -. Occorre salvaguardare la dotazione finanziaria destinata all’agricoltura europea negli anni a venire, per continuare a dare un quadro di riferimento positivo a supporto della crescita di tutte le imprese, senza alcuna discriminazione. È questo l’obiettivo per il quale lavoreremo in ambito europeo e a livello nazionale”.

Anche la Cia reputa il taglio una soluzione non condivisibile:

BUDGET UE, CIA: INACCETTABILE TAGLIO FONDI PAC, RICADREBBE SU AGRICOLTORI E CONSUMATORI

Le prime cifre annunciate dalla Commissione europea, sul prossimo quadro finanziario pluriennale dell’Unione, evidenziano la volontà di un rilancio del progetto comunitario, nel momento in cui cresce la dotazione finanziaria complessiva e la sua incidenza sul prodotto interno lordo dell’Unione. Nuove importanti politiche vengono attivate, evidenziando un impegno dell’Europa sul fronte dell’immigrazione e della sicurezza.

Questa la prima analisi generale della Cia-Agricoltori Italiani in merito alle notizie che iniziano a giungere da Bruxelles sulle prossime dotazioni finanziarie, che traguarderanno l’anno 2027.

Tuttavia -evidenzia la Cia- sul fondamentale capitolo agricolo i tagli annunciati non sono accettabili per l’importanza strategica che occupa il settore dal punto di vista socio-economico e ambientale.

E’ necessario -prosegue la Cia- che il budget destinato alla Politica agricola comune (Pac) rimanga inalterato, per una prospettiva di mantenimento e di sviluppo dell’agricoltura europea e italiana. La Pac -spiega la Cia- ha, da sempre, garantito lo sviluppo di un’agricoltura di qualità, salvaguardando la salute dei cittadini europei, consentendo il mantenimento e lo sviluppo sociale ed economico delle aree rurali, contribuendo al mantenimento del paesaggio e dell’ambiente.

E’ fondamentale -secondo l’organizzazione degli agricoltori- che gli Stati membri diventino ancora più responsabili agiscano per lo sviluppo del progetto europeo, assicurando la possibilità di contribuire maggiormente al budget, così da scongiurare tagli che impatterebbero non solo sul settore agricolo ma in generale sui cittadini europei.

Il Dibattito è appena iniziato -conclude la Cia- ora la Commissione dovrà discutere con Parlamento e Consiglio per chiudere il negoziato entro i primi mesi del 2019, così da scongiurare eventuali incertezze già per il 2021.

Duro il commento della Copagri:

 

UE, COPAGRI: INACCETTABILI TAGLI DEL 5% PER LA PAC. SERVE STRATEGIA PER AUMENTO COMPETITIVITA’ IMPRESE AGRICOLE.

“Nonostante le ambizioni manifestate, la Commissione ha deciso di non aumentare la portata generale del bilancio comunitario limitando lo sforzo richiesto agli Stati membri all’1,08% del PIL.” Evidenzia Copagri in merito alla presentazione delle proposte per il bilancio di lungo termine dell’unione per il periodo 2021-2027 presentato dalla Commissione Europea – “Il taglio proposto per la politica agricola comune è molto più grave di quello annunciato dal Commissario per il bilancio, Günther Oettinger. È assolutamente inaccettabile un taglio del 5% al budget PAC.”

E continua “in un contesto politico ed economico incerto, in cui quasi tutti i settori agricoli sono in crisi, questa proposta è molto preoccupante per il futuro dell’agricoltura europea e la sostenibilità economica di molte aziende. Più che mai, c’è bisogno di una politica veramente comune, a livello europeo, che consenta di aumentare la competitività delle imprese europee, la loro capacità di investire, evitando distorsioni della concorrenza.”

Sulla base delle proposte odierne la Commissione presenterà, nelle prossime settimane, proposte dettagliate relative ai futuri programmi di spesa settoriali – sulle quali Copagri ripone molte aspettative.

Per l’Unci Agroalimentare è fondamentale il Parlamento Ue:

PAC, UNCI AGROALIMENTARE: AZIONE DEL PARLAMENTO UE FONDAMENTALE

Oggi più di ieri si sente la necessità di condivisione di interventi a favore del comparto primario, questa condivisioni viene da una riflessione sulle “Relazioni Industriali e la costruzione di nuovi rapporti”. Il Comparto Agroalimentare e più in generale il Comparto Primario, più di ogni altro settore, sente propria questa tematica. Molte e tante delle nostre Associate sono Aziende a conduzione familiare i cui titolari ogni mattina vanno al lavoro per produrre un reddito. Sono gli imprenditori che costituiscono quell’esercito silente che costruisce e produce. Sono le Cooperative Agricole, Zootecniche, Ortofrutticole e della Pesca professionale che vogliono condividere i valori su cui costruire nuove relazioni industriali. UNCI AGROALIMENTARE da sempre vicina al mondo delle imprese, vede come soluzione premiante verso i problemi occupazionali e di crescita del sistema paese, quella visione nuova delle relazioni industriali dove il lavoro 4.0 non sia solo crescita tecnologica, ma la valorizzazione del capitale umano da porre al centro dei fattori produttivi, “Fare cooperazione e crescere insieme”, questo è il nostro motto. Un sistema di relazioni industriali tese al pluralismo nel mondo del lavoro che premi l’uomo e il lavoro, e trovi in esso il vero valore etico e sociale di cui il mondo del lavoro ha bisogno.

Ma questo già accadeva fin dalla nascita del movimento cooperativo, ovvero il 7 Luglio 1888. Quindi veniamo all’attualità di oggi, mercoledì 2 maggio, quando in Commissione Europea si stanno discutendo le proposte sulla futura politica agricola comune. Nuove regole e norme su aiuti diretti e sviluppo rurale, organizzazione dei mercati e regole “orizzontali”. Emerge ancora un disagio sul riequilibrio finanziario, verrebbero ridotti gli stanziamenti per i fondi di coesione e per l’agricoltura. Maggior attenzione sui i programmi di ricerca e sviluppo, e si legge che verrà fissato un tetto massimo di 60.000 euro l’anno. Il tutto è all’esame dei servizi della Commissione europea e noi, come le altre organizzazioni agricole, registriamo ma, al contempo, siamo già al lavoro per iniziative a difesa della nostra identità agricola. Difatti i possibili tagli al bilancio agricolo porterebbero come conseguenza immediata un enorme onere sulle aree rurali e per le nostre aziende agricole. La serie di tagli di bilancio degli ultimi 20 anni, hanno evidenziato infatti che la PAC (la Politica Agricola Comune) è un fattore di stabilità agricola europea solo se dotata di risorse adeguate e parità di condizioni per tutti gli Stati membri dell’Unione. Quindi l’auspicio è che il sostegno arrivi dal Parlamento Europeo senza che prevalgano gli interessi dei Paesi più forti e non si creino le condizioni di disparità cui spesso siamo stati vittime. “L’UNCI AGROALIMENTARE – ha dichiarato in una nota il Presidente, Gennaro Scognamiglio – ritiene l’azione del Parlamento Europeo fondamentale non solo per grandi temi ma anche perché i tagli non devono essere effettuati sulla spesa agricola al fine di dare all’UE la possibilità di raggiungere gli obiettivi anche in termini di competitività, crescita occupazionale e maggior redditività senza trascurare l’ambiente.”

PAC, SERPILLO, UCI: DECISIONE MIOPE ED ANACRONISTICA. NO A TAGLIO BUDGET CHE COSTA 2 MLD A CHI PRODUCE MADE IN ITALY

“Inaccettabile”. Questo il termine usato dal Presidente Uci Mario Serpillo per quanto riguarda la proposta della Commissione europea di recuperare parte del budget Ue complessivo tagliando il 5 per cento delle risorse dal pacchetto agricoltura destinato alla prossima Pac. “Un taglio che si traduce in un danno da quasi 2 miliardi di euro per gli agricoltori del Made in Italy”, dichiara Serpillo. “Oltre a quello provocato a tutto il comparto dell’agricoltura Made in Ue che dovrà rinunciare, rispetto alla passata Pac, a circa 20 miliardi di euro”, aggiunge. “Una decisione miope ed anacronistica se si guardano ai dati”, prosegue ancora Serpillo. “Il settore agroalimentare è il secondo Pil manifatturiero d’Europa, garantisce più occupazione della maggior parte degli altri segmenti produttivi e garantisce sicurezza alimentare. Non possiamo accettare un taglio che mortifica il lavoro che genera economia reale”, prosegue. “Confidiamo nel lavoro del Parlamento europeo”, conclude.

PAC, ZULLO (M5S): OLTRE 1,8 MILIARDI DI TAGLI AD AGRICOLTORI ITALIANI

“I tagli al settore agricolo italiano, previsti nel Quadro finanziario pluriennale 2020-2027, potrebbero ammontare a oltre 1.8 miliardi di euro. È una cifra considerevole che rischia di creare enormi danni al settore che già soffre la concorrenza sleale di accordi commerciali suicidi siglati in passato”, così l’europarlamentare del Movimento 5 Stelle Marco Zullo commenta la proposta di taglio del 5% dei fondi PAC annunciata oggi al Parlamento europeo dal Commissario Oettinger.

“La Commissione europea deve abbandonare la strada dei tagli lineari e indiscriminati che andrebbero a vantaggio delle grandissime imprese che con la Politica agricola comune si arricchiscono con mere operazioni contabili. Chiediamo che la riforma si concentri invece su una allocazione più attenta e efficiente delle risorse che premi e valorizzi soprattutto le piccole e medie imprese che con loro lavoro producono qualità, curano l’ambiente e hanno importanti ricadute sociali”, conclude Zullo.

Bisogna reagire in modo autorevole per Pietro Minelli, presidente Agri.

 

BILANCIO UE, MINELLI (AGRI): NO A TAGLI PAC. ITALIA REAGISCA IN MODO AUTOREVOLE 

“Stando alle prime notizie che giungono oggi da Bruxelles, la Commissione europea ha varato una proposta di bilancio per il dopo 2020, che prevederebbe tagli del 5% per la politica agricola comune e quella di coesione. Da parte nostra c’è un fermo no alla proposta, che auspichiamo venga – nonostante lo stallo post-elettorale – autorevolmente contrastata dal Governo Italiano e dai nostri Parlamentari in Europa. Questo taglio colpirebbe le fondamenta della Comunità europea, la PAC, e con essa l’enorme potenziale di sviluppo che agricoltura ed agroalimentare rappresentano per il nostro Paese e la UE. Come se non bastasse, con la contrazione del finanziamento anche per la politica di coesione, si colpiscono minano le legittime aspettative di aree disagiate del Paese, che necessitano di costante ed eguale sostegno per ridurre le distanze dalle quelle più sviluppate”.
Così Pietro Minelli, presidente di AGRI, Confederazione Agricola ed Agroalimentare, commentando a caldo le prime notizie sulla proposta di formazione del bilancio UE per gli anni 2021/27.

“E’ tempo che l’Italia faccia valere l’essere da tempo immemore contribuente netto della UE – aggiunge Minelli. Ci sono nuove priorità e nuove decisioni da assumere, è vero, specie in tema di immigrazione, così come ci sono da affrontare le conseguenze della brexit, ma l’Italia e l’agricoltura hanno già dato e la PAC deve avere le risorse per restare quella politica che ha garantito e garantisce integrazione, sviluppo, sostenibilità, sicurezza e qualità alimentare”.

BILANCIO UE, AGRICOLTURA: NO DI CAI AI TAGLI PROPOSTI DALLA COMMISSIONE

“L’Unione europea, proponendo di tagliare del 5% i fondi destinati alla Politica agricola comune per il periodo 2020-2027, dimostra di avere una visione miope nei confronti di un settore strategico come quello primario. A uscirne penalizzati sarebbero, in particolare, gli agricoltori italiani e degli Stati fondatori dell’Europa unita, colpiti dal meccanismo della convergenza”.

Lo dice il presidente della Confederazione Agromeccanici e Agricoltori Italiani, Gianni Dalla Bernardina, che non condivide i tagli al bilancio proposti dalla Commissione europea.

“Se vogliamo più Europa, più coesione, più dialogo – prosegue Dalla Bernardina – abbiamo bisogno di più risorse, di politiche di crescita che premino le filiere agroalimentari, che garantiscano il ricambio generazionale e la diffusione dell’innovazione, senza porre tetti che avrebbero come unica conseguenza solo la moltiplicazione delle società agricole”.

Da tempo l’innovazione nelle filiere ad alto tasso di meccanizzazione, puntualizza Sandro Cappellini, “vede in prima fila le imprese agromeccaniche, che dovrebbero poter beneficiare anche in Italia di strumenti di sostegno della competitività”.

BILANCIO UE, ROTA (FAI CISL): PREOCCUPANTE IL SILENZIO DELL’ITALIA SUI TAGLI ALL’AGRICOLTURA

“È allarmante che il bilancio della Commissione europea proposto per il periodo 2021-2027 preveda tagli all’agricoltura. È la scelta più miope che si possa fare, che ricadrebbe pesantemente su uno dei settori più virtuosi del nostro Paese”.

Lo dichiara Onofrio Rota, Segretario generale della Fai Cisl, che aggiunge:

“Che il bilancio europeo debba immettere più risorse per ricerca, migrazione, clima, difesa, è condivisibile, ma l’idea di trovarle compiendo tagli all’agricoltura e alle politiche di coesione profila un danno per l’Italia inaccettabile. Non si può sopperire in questo modo alla Brexit. Verrebbero mortificati i tanti anni di sacrifici con cui lavoratori e imprese hanno saputo resistere alla crisi e trasformare il settore agricolo e tutto l’agroalimentare in un traino insostituibile per la ripresa della nostra economia. Parliamo di comparti che, è bene ricordarlo, pagano già fin troppo i costi dell’italian sounding e di una concorrenza globale spesso priva di trasparenza, e che con i tagli previsti rischia di subire un duro colpo in termini di occupazione, produttività, qualità del lavoro: non possiamo permetterlo, ed è fondamentale che il nostro Paese faccia sentire la propria voce”.

“Ad essere più preoccupante – conclude il sindacalista – è il silenzio della nostra politica, alle prese con una crisi istituzionale che può fare molto male al mondo del lavoro e alla coesione sociale nel Paese. Abbiamo bisognodi far sentire la nostra voce in Europa e il sindacato non starà a guardare, metteremo in campo tutti nostri strumenti per ribadire che i sostegni all’agricoltura sono sempre stati, in Italia, un fattore di moltiplicazione per il lavoro e la produttività, e mai uno strumento di puro assistenzialismo. Le istituzioni europee dovranno tenerne conto”.

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