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Campania, economia

Cassa di Previdenza e Assistenza Forense: “La contribuzione previdenziale slegata dal reddito è illegittima”

Ad affermarlo è l'avvocato Argia Di Donato
fonte: AGV - Agenzia Giornalistica il Velino
di Redazione Campania

“L’obbligo della contribuzione previdenziale va necessariamente collegato al reddito, viceversa si crea una nuova sacca di povertà nella professione forense”. Questo, il leitmotiv della battaglia che sta sostenendo Argia Di Donato, giovane avvocato del Foro di Napoli e Presidente dell’Associazione Nomos Movimento Forense, che ha impugnato innanzi al Giudice del Lavoro la cartella di pagamento emessa da Equitalia Sud S.p.a. per conto di Cassa Forense. Il giudizio instaurato nel 2017, vedrà il pronunciamento del Giudice del Lavoro del Tribunale di Napoli il prossimo mercoledì 28 marzo, circa l’accoglimento o il rigetto delle ragioni dell’avv. Di Donato e circa la questione di illegittimità costituzionale e di violazione del T.F.U.E. nonché della Carta dei Diritti Fondamentali U.E, sollevate dalla Di Donato a mezzo del proprio legale di fiducia, avv. Alfonso Emiliano Buonaiuto. “Quello di Cassa Forense è un problema di non poco conto – sostiene la Di Donato – Al di là delle specifiche censure tecniche sollevate in sede di ricorso, occorre evidenziare due aspetti: da un lato, si mina l’esercizio libero della professione, dato che avvocati che hanno uno scarsissimo volume di lavoro, non sono in condizione reale di pagare i contributi dovuti. E se non versano quanto dovuto a Cassa, non sono più nelle condizioni di esercitare la professione; dall’altro – cosa ben più grave – avvincere a parametri reddituali la permanenza del professionista nell’Albo Professionale, limita, di fatto, il cittadino nello scegliere liberamente il proprio legale. Il tutto determina una condizione abnorme e inaccettabile sul piano professionale e lesiva del diritto alla difesa garantito dalla Costituzione. È una battaglia giusta e doverosa – prosegue la giovane professionista – il principio dell’imposizione previdenziale slegata dal reddito effettivamente prodotto, è in palese violazione dei principi costituzionalmente garantiti e mina l’effettiva libertà nell’esercizio della professione forense. Proprio perché siamo avvocati, sulla questione non possiamo tacere”: “I denunciati profili di illegittimità costituzionale dell’art. 21, commi 8 e 9, L. n. 247/2012 e del Regolamento di Attuazione – aggiunge l’avvocato Alfonso Emiliano Buoniuto, procuratore della Di Donato – sono talmente evidenti che la stessa Cassa Forense è stata costretta obtorto collo a reintrodurre, se pur solo per un periodo di tempo limitato (il Comitato dei Delegati di Cassa Forense, nella seduta del 29 settembre 2017, ha deliberato a larga maggioranza che il contributo minimo integrativo non sarà dovuto per gli anni dal 2018 al 2022, agevolando gli avvocati più deboli e disagiati, ossia coloro che produrranno volumi d’affari inferiori ad euro 17.700 circa), il principio della proporzionalità tra contributi e volume di affari dichiarato, riconoscendo implicitamente l’irragionevolezza della normativa che impone il pagamento di un contributo minimo in maniera indiscriminata a tutti gli iscritti indipendentemente dal loro reddito. Basti pensare – conclude – che a distanza di un anno dall’entrata in vigore della Legge Professionale, alla Camera dei Deputati è stata presentata una proposta di legge per modificare la normativa in vigore considerati i tanti profili di censurabilità, anche di rango costituzionale, contenuti nella Legge Professionale”.