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Economia, Gioco d'azzardo

Giochi, relazione Antimafia: Comparto di altissimo interesse per criminalità

Settore ancora permeabile e vulnerabile. Dalle slot all'online fino alle scommesse e al match fixing. Aree opacità consentono di realizzare enormi guadagni. Serve riforma organica
fonte: AGV - Agenzia Giornalistica il Velino
di Redazione

Il comparto del gioco, dalle scommesse alla gestione delle slot machine, dalle scommesse sportive online fino al fenomeno del match fixing, risulta di altissimo interesse per la criminalità di tipo mafioso sia per riciclare ingenti capitali illeciti sia per i considerevoli guadagni che può garantire.  E’ quanto si legge nella Relazione conclusiva della XVII legislatura della commissione Antimafia. “Nonostante i diversi interventi normativi e l’impegno delle forze dell’ordine – sottolinea l’Antimafia -, questo settore dimostra purtroppo di essere ancora permeabile e vulnerabile e presenta aree di opacità che consentono alle organizzazioni criminali un facile inserimento e la realizzazione di enormi guadagni, tanto da costituire una valida alternativa ad attività altrettanto lucrose, come ad esempio il traffico di stupefacenti, con un rischio tutto sommato molto più contenuto sotto il profilo dei controlli. L’accertamento delle condotte illegali è molto complesso e le conseguenze giudiziarie piuttosto contenute. Inoltre, l’attuale sistema sanzionatorio, che prevede pene non elevate per il reato di gioco illecito, non permette l’utilizzo di più efficaci sistemi di indagine, come le intercettazioni, ed è presto destinato alla prescrizione”.

La Commissione evidenzia come “Gli interessi mafiosi si estendono anche al gioco legale, che sebbene gestito da privati attraverso il sistema delle concessioni, è pur sempre esercitato in nome dello Stato. Diverse indagini, hanno dimostrato che le organizzazioni criminali hanno operato enormi investimenti in questo comparto, acquisendo ed intestando a prestanome sale deputate al gioco, o inserendo propri uomini negli organigrammi delle compagini societarie di gestione degli esercizi deputati al gioco. Interferenze mafiose che talvolta lambiscono le stesse società concessionarie, con risvolti inquietanti sulla capacità di condizionare a proprio favore la stessa attività legislativa, come hanno rivelato le indagini della Procura di Roma sul gruppo “Atlantis-Bplus Gioco Legale”. Anche l’elevato tasso di irregolarità amministrativa (circa il 32 per cento, secondo i controlli rilevati dall’Agenzia delle dogane e dei monopoli e dalla Guardia di finanza nel 2015 nell’ambito delle loro ispezioni di routine), dimostra che l’ambiente del gaming di Stato risulta ancora permeabile e vulnerabile all’illegalità. D’altra parte la polverizzazione dei punti gioco sul territorio e il numero elevato di apparecchi (circa 300mila) non agevola i controlli.

Vanno rafforzate le barriere all’ingresso del sistema pubblico dei giochi, in modo da chiudere possibili varchi alla criminalità organizzata e ai loro prestanome. I requisiti previsti per la partecipazione a gare o a procedure ad evidenza pubblica in materia di giochi e scommesse, così come quelli per il rilascio e il mantenimento di concessioni presentano gravi lacune. Non prevedono, infatti, nell’ambito dei delitti ostativi i reati contro la pubblica amministrazione, i tipici reati connessi in occasioni di gare d’appalto, i delitti di terrorismo interno e internazionale e le fattispecie più gravi di reati in materia fiscale. Appare inoltre necessario estendere l’applicazione della normativa antimafia a tutti gli attori della filiera: concessionari delle reti online di raccolta di gioco, gestori di apparecchi o terzi incaricati, produttori o di importatori di apparecchi di gioco.

Infine, è necessario uniformare la tempistica delle gare delle concessioni, troppo spesso bandite nell’imminenza della scadenza della concessione con provvedimenti spot.  La relazione auspica una riforma complessiva e organica di questo settore in crescita costante, con l’emanazione di un testo unico, che ponga le premesse per un nuovo modello di governance della vigilanza nel settore dei giochi e delle scommesse, basato anche sulla centralizzazione di qualunque dato o informazione giudiziaria riguardante il gioco d’azzardo e l’infiltrazione criminale nel gioco legale.

MAFIA E CALCIO – La relazione sottolinea preoccupanti forme di contaminazione mafiosa del mondo dello sport e in particolare del calcio italiano emerse dall’inchiesta parlamentare e che non possono essere sottovalutate. Diversi sono i canali in cui si realizza la contaminazione del sistema calcistico da parte delle organizzazioni criminali.  Il primo è rappresentato dalle tifoserie ultras, un mondo in cui è frequente l’osmosi tra la criminalità organizzata, la criminalità comune e le frange violente del tifo organizzato, nelle quali si annida anche il germe dell’estremismo politico. La strategia adoperata per affrontare il fenomeno della violenza ultras tradizionalmente incentrata sulla fase del “controllo” e del “contenimento” ha indubbiamente prodotto efficaci risultati nel mantenimento dell’ordine pubblico, ma non ha impedito ai gruppi ultras di mantenere e rafforzare il proprio potere all’interno di alcuni settori degli stadi. Non sempre l’attività illecita o violenta dei gruppi ultras riceve la necessaria attenzione della polizia giudiziaria e della magistratura e questa tendenza a sottovalutare il fenomeno è diffusa anche nell’opinione pubblica.

La forza di intimidazione delle tifoserie ultras all’interno del “territorio-stadio” è spesso esercitata con modalità che riproducono il metodo mafioso. Inoltre, la condizione di apparente extra-territorialità delle curve ha consentito ai gruppi di acquisire e rafforzare il proprio potere nei confronti delle società sportive e dei loro dipendenti o tesserati. La situazione è ulteriormente aggravata, dal punto di vista delle società, dalla base sociale delle stesse tifoserie, formate, secondo le stime delle forze di polizia, da una quota non indifferente di pregiudicati, in alcuni casi vicini al 30 per cento del totale. A Torino la ‘ndrangheta si è inserita come intermediaria e garante nell’ambito del fenomeno del bagarinaggio gestito dagli ultras della Juventus, arrivando a controllare i gruppi ultras che avevano come riferimento diretto diverse locali di ‘ndrangheta; in alcuni casi i capi ultras sono persone organicamente appartenenti ad associazioni mafiose o a esse collegate, come ad esempio a Catania o a Napoli; in altri casi ancora, come quello del Genoa o della Lazio, sebbene non appaia ancora saldata la componente criminalità organizzata con quella della criminalità comune, le modalità organizzative e operative degli ultras vengono spesso mutuate da quelle delle associazioni di tipo mafioso.

I comportamenti violenti e antisportivi vengono utilizzati come armi di pressione e di ricatto nei confronti dei club. Facendo leva sulla responsabilità oggettiva delle società gli ultras di fatto scambiano la garanzia di partite di calcio tranquille con notevoli vantaggi economici (dai biglietti omaggio al merchandising ai contributi per le trasferte). La relazione sottolinea quindi l’opportunità di mitigare, se non superare questo principio della giustizia sportiva in modo da recidere alla base eventuali connivenze tra le società e gli ultras. Un ulteriore canale di infiltrazione mafiosa non meno preoccupante, riguarda la proprietà delle società di calcio, che possono diventare un canale di riciclaggio di capitali di provenienza illecita, si veda il recentissimo caso del Foggia calcio, oltre che fonte di ulteriore arricchimento per le attività economiche e finanziarie connesse. Ma investire in una squadra di calcio consente alle organizzazioni mafiose di acquisire anche consenso sociale e prestigio che aprono le porte a importanti relazioni anche con le istituzionali locali.

La relazione sottolinea l’assoluta necessità di irrobustire l’attività di prevenzione e di controllo e di trovare gli opportuni strumenti, normativi e organizzativo-amministrativi, per rendere tutti i soggetti del mondo del calcio consapevoli del rischio di infiltrazione mafiosa e attrezzati a fronteggiarlo insieme alle istituzioni. Le proposte di intervento normativo, già avanzate nella relazione tematica, sono riproposte nella relazione finale e vanno dal rafforzamento del DASPO, con la creazione di un DASPO “interno” per le società all’introduzione del reato di bagarinaggio fino all’inasprimento delle sanzioni della giustizia sportiva. Sul piano più generale della governance e dei controlli nell’ambito dello sport, la Commissione auspica un ruolo del CONI più incisivo sul rispetto delle norme sulla trasparenza delle proprietà delle società e della normativa antimafia; il rafforzamento degli organismi di vigilanza e degli organi inquirenti previsti dall’ordinamento sportivo (procura federale, procura antidoping, COVISOC, COVISOD); il reinserimento della disposizione sul controllo preventivo dei capitali esteri (c.d. “emendamento Bindi”); la tracciabilità dei flussi finanziari con riguardo alla costituzione delle società di calcio, alla cessione delle quote, alle transazioni per l’acquisto dei calciatori estendendo i presidi antiriciclaggio anche alle società di calcio.

MATCH FIXING – Infine, la commissione sottolinea l’urgenza di regolare in maniera più stringente il sistema delle scommesse legali prevedendo in particolare un divieto assoluto per le partite dei campionati dilettantistici, particolarmente vulnerabili e più esposti al fenomeno del match fixing, senza escludere un allineamento della tassazione delle scommesse ai livelli delle altre operazioni commerciali.

 

 

 

 

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