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Lazio/RomaCapitale, Roma

Roma, impianti sportivi comunali: chi sbaglia?

Il cuore del problema che sta coinvolgendo tutti i gestori è quello del riconoscimento dei lavori effettuati da molti concessionari che il nuovo regolamento non prevede
fonte: AGV - Agenzia Giornalistica il Velino
di Redazione

Si è svolta ieri un’affollata assemblea che ha radunato quasi tutti i gestori di impianti sportivi di proprietà comunale. L’oggetto era la proposta di “Nuovo regolamento degli impianti” presentata dal Presidente della Commissione Sport Angelo Diario, presente in sala insieme all’Assessore allo sport Daniele Frongia. Il cuore del problema che sta coinvolgendo tutti i gestori è quello del riconoscimento dei lavori effettuati da molti concessionari fidando sulla norma regolamentare che prevedeva un prolungamento della concessione in misura proporzionale all’investimento effettuato. Questa è una norma che il nuovo regolamento non prevede e che rischia di vedere bruciati gli investimenti già effettuati per rinnovare e riqualificare gli impianti sportivi comunali senza alcun impegno per le finanze pubbliche perché interamente finanziate dai concessionari. Come ha correttamente evidenziato Massimo Tafuro, gestore della Piscina Comunale Alma Nuoto in Viale dei Consoli e portavoce del COGISCO (una delle due associazioni che rappresentano la totalità degli impianti, l’altra è la Gesis) il quale ha ricordato che nel 1985 la sua società prese la gestione della piscina perché nessuna società la voleva in quanto c’era l’obbligo di applicare le tariffe comunali e l’impianto appena costruito stava andando in malora.



Voce discordante quella di Fabrizio Tropiano che ha affermato che il modello romano di sport degli ultimi 30 anni è stata fallimentare ed ha prodotto 2 miliardi di deficit per il Comune. Ma i numeri dicono altro: nelle premesse della proposta di delibera presentata proprio dal Presidente Diario, veniva riferito di un’esposizione debitoria del Comune di Roma di soli 15 milioni di euro circoscritti a poche associazioni. Questo, in una città come Roma, unica in Italia, che dall’affitto degli impianti sportivi ricava 1,2 milioni di euro ogni anno come riportato dal bilancio di assestamento del luglio 2017. Forse l’errore di Tropiano è stato quello di accostare l’esperienza negativa dei Punti Verde Qualità ai gestori di impianti sportivi: la differenza è sostanziale. Infine, apprezzabile l’intervento del patron della Larus Cosimo D’Ambrosio (che tra i suoi atleti di punta ha avuto Magnini e Dotto) che ha condiviso con i presenti la sua esperienza in giro per l’Italia dove la totalità dei Comuni, anche quelli a guida 5 Stelle, sono alla prese con la necessità di aumentare i contributi ai gestori degli impianti sportivi.

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