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Economia, Giochi

Giochi, Tar Veneto accoglie ricorso sala Vlt contro distanziometro

"L'ntento del Comune di contrastare la ludopatia non può tradursi in atti che finiscono con lo svuotare completamente l’esercizio della libertà di iniziativa economica"
fonte: AGV - Agenzia Giornalistica il Velino
di Redazione

“Il pur lodevole intento del Comune di contrastare la ludopatia non può tradursi in atti che finiscono con lo svuotare completamente l’esercizio della libertà di iniziativa economica (art. 41 Cost.). A fronte di una attività ammessa e disciplinata dalla legislazione statale come quella di cui si trattasi, l’ente locale non può adottare provvedimenti i quali finiscano per inibire completamente il suo esercizio, poiché in tal modo verrebbe sostanzialmente espropriato il diritto di iniziativa economica”. Lo scrive la terza sezione del Tar Veneto accogliendo il ricorso del gestore di una sala Vlt di Selvazzano Dentro (Padova), che si era visto negare dal Comune il permesso di apportare modifiche all’interno di un fabbricato da destinare alla sala VLT al fine di installare un ascensore.  Il Comune di Selvazzano aveva negato l’autorizzazione sul rilievo che l’immobile da destinare alla sala VLT è situato a una distanza inferiore a cinquecento metri da alcuni luoghi sensibili: il regolamento comunale in materia di giochi vieta, infatti, l’apertura di sale pubbliche da gioco e la nuova collocazione di apparecchi per il gioco d’azzardo lecito in locali che si trovino ad una distanza inferiore a 500 metri dai luoghi sensibili indicati dallo stesso regolamento.

I giudici amministrativi hanno però rilevato che “gli atti dell’Amministrazione comunale non possono arrivare a vietare tout court un’attività considerata lecita dall’ordinamento; questa può solo essere limitata nel suo esercizio allo scopo di tutelare quei valori che, a loro volta, trovano protezione nell’ordinamento ed in particolare la salute, nelle sue diverse articolazioni della prevenzione della ludopatia ma anche dell’inquinamento acustico e della quiete pubblica e, comunque, sempre nei limiti della ragionevolezza e della proporzionalità. Non è però consentito di pervenire in via regolamentare ad un sostanziale divieto di svolgere in tutto il territorio comunale un’attività che, si ripete, è pur sempre considerata lecita dall’ordinamento (Tar Toscana n. 715/2017)”.

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