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Mezzogiorno, Boccia: priorità fermare fuga giovani

“Bene crescita superiore alla media. Ora serve coraggio”
fonte: AGV - Agenzia Giornalistica il Velino
di Redazione

 

 

 

“C’è un dato molto preoccupante illustrato nel Rapporto Svimez, riguarda la fuga dei laureati dalle regioni del Mezzogiorno: -200mila laureati in fuga dal Sud negli ultimi 15 anni. Più laureati perdiamo più valore aggiunto per il futuro perdiamo, significa togliere benzina alla società del Sud e scalare la montagna della crescita duratura diventa ancora più complicato”. Lo ha detto Francesco Boccia, presidente della commissione Bilancio della Camera, intervenendo alla presentazione del Rapporto Svimez 2017 sull’economia del Mezzogiorno. “Dai dati si evince un tasso di occupazione dei laureati in Italia quasi all’80%, quelli con licenza media al 40% e le donne addirittura al 29% – ha aggiunto -, con l’aggravante che la maggior parte dei residenti con bassa scolarizzazione sono al Sud, perché i laureati tendono ad andar via. Questo deve tradursi in interventi seri e urgenti sulla scuola con il tempo pieno al sud che non può essere un lusso, significa Erasmus pagato dallo Stato alle famiglie che non ce la fanno, significa investire pesantemente in università e ricerca per gli atenei del Mezzogiorno, significa investire su un welfare moderno e soprattutto sulle infrastrutture strategiche connesse ai trasporti e alle reti digitali che partano da Sud. Non è più tollerabile il finanziamento pubblico per reti digitali nelle aree ricche del Paese per investimenti fatti da multinazionali che non hanno alcuna attenzione per il servizio pubblico. Vanno fissati criteri sociali chiari per gli investimenti sulle reti fatti con soldi pubblici. Se nel dopoguerra fu l’Autostrada del Sole il simbolo del legame tra nord e sud, oggi devono diventarlo le autostrade delle reti digitali. Questo va fatto ora dimostrando di crederci, già a partire da questa legge di bilancio. Sui fondi europei dopo 29 anni dal 1989 a oggi abbiamo la possibilità di tirare una riga per dire quello che non ha funzionato. E penso che il numero di programmi nazionali sia elevato. Meno orogrammi nazionali e più concentrazione di risorse sui programmi regionali e sugli snodi strategici”.

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