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Politica, Legge elettorale

Il governo incassa in Senato le prime fiducie. Proteste M5S

L’Aula di Palazzo Madama vota il Rosatellum bis. Napolitano: Improprie pressioni su Gentiloni
fonte: AGV - Agenzia Giornalistica il Velino
di Redazione

Aula del Senato alle prese con i cinque voti di fiducia sulla riforma della legge elettorale. Il governo ha incassato il primo “sì”, relativo all’articolo 1, con 150 voti favorevoli e 61 contrari. Sulla fiducia all’articolo 2, invece, i “sì” sono stati 151 e i “no” di nuovo 61. La fiducia all’articolo 3 ha ricevuto 148 favorevoli e ancora 61 contrari. Sull’articolo 4, invece, il risultato è stato 150 “sì” e 60 “no”. Mdp non ha partecipato alla prima chiama, mentre dalla seconda fiducia in avanti ha votato “no”. Il gruppo dei verdiniani di Ala ha votato entrambe le fiducie, così come Pd e Ap. I senatori M5S hanno protestato contro il Rosellatum bis, in occasione del primo voto di fiducia, passando davanti ai banchi della presidenza ed esprimendo il proprio “no” mettendosi  le mani davanti agli occhi. Il senatore pentastellato Mario Giarrusso ha fatto il segno dell’ombrello scatenando una bagarre nell’emiciclo.

Nel Pd non hanno votato la fiducia Vannino Chiti, Massimo Mucchetti, Claudio Micheloni, Walter Tocci e Luigi Manconi, mentre diversi senatori di FI e Lega si sono assentati per far abbassare il numero legale. Assente alle votazioni anche Giorgio Napolitano che questa mattina, durante il dibattito in Aula, aveva annunciato il suo “sì alla fiducia” per “salvaguardare il valore della stabilità” e “per sostenere le scelte del Presidente del Consiglio fondate su prerogative attribuitegli dalla Costituzione”.  In una nota successiva, il presidente emerito della Repubblica ha spiegato che “affiderà al voto elettronico finale sulla legge elettorale l’espressione della fiducia al Governo Gentiloni che ha già annunciato in aula”.

Napolitano non aveva lesinato riserve sul fatto che fosse stata posta per cinque volta la fiducia che comprime “drasticamente ruolo e diritti del Parlamento”. Aveva sottolineato l’ex capo dello Stato: “Singolare e sommamente improprio ho giudicato il far pesare sul presidente del Consiglio la responsabilità di una fiducia che garantisse la intangibilità della proposta in quanto condivisa da un gran numero di partiti. Il presidente Gentiloni, sottoposto a forti pressioni, ha dovuto aderire e me ne rammarico a quella convergente richiesta”. L’Aula del Senato ha poi votato l’articolo 5, sul quale non era stata posta la fiducia. Adesso, con la fiducia, si voterà l’articolo 6. Domani, invece, in tarda mattinata ci sarà il voto finale sul provvedimento.

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