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Politica, Abusivismo

Ddl Falanga rinviato in commissione alla quarta lettura

Il provvedimento che favoriva le costruzioni dettate da necessità abitative si avvia su un binario morto
fonte: AGV - Agenzia Giornalistica il Velino
di Redazione

L’ormai fatidico ddl Falanga che stabilisce una graduatoria nell’esecuzione delle demolizioni delle costruzione abusive in cui si tenga conto di chi ha costruito in dispregio della legge e delle regole ambientali ma per necessità abitative, è finito oggi pomeriggio su un binario morto, o quasi.  Dopo quattro anni e mezzo di ping-pong fra i due rami del Parlamento il provvedimento è stato infatti rinviato in commissione a Montecitorio con un voto a larga maggioranza (242 voti di differenza). Una scelta che appare dettata dalla necessità che un po’ tutti i partiti di maggioranza hanno di non attribuirsi, a pochi mesi dalle elezioni, la paternità di una legge che potrebbe facilmente essere accusata di giustificare il “mattone selvaggio”.

Il disegno di legge, nato in Senato nel lontano giugno 2013, passato alla Camera nel gennaio 2014, per poi tornare a Palazzo Madama nel maggio 2016 e quindi ritornare di nuovo a Montecitorio esattamente un anno dopo, aveva ormai bisogno solo di pochissime correzioni riguardo alle risorse con cui finanziare da un lato il Fondo per le demolizioni delle opere edilizie abusive e dall’altro la Banca di dati nazionale sull’abusivismo edilizio.

Ma oggi il relatore di maggioranza Marco Di Lello (Pd) ha detto chiaramente che il problema era un altro. Ha infatti parlato esplicitamente, motivando in aula la richiesta di rinvio in commissione, del pericolo di dare all’opinione pubblica un messaggio ambiguo sull’opportunità delle demolizioni di costruzioni abusive. Questo mentre il suo collega di minoranza Carlo Sarro (Fi) denunciava: “Si vuole affossare il provvedimento per sole logiche ideologiche che non vogliono risolvere i problemi”.  Il ddl torna dunque in commissione Giustizia, dove probabilmente rimarrà parcheggiato fino alla fine della legislatura. Intuendone il destino, qualcuno evidentemente molto interessato alla sua approvazione, ha urlato durante la seduta dalle tribune del pubblico sopra l’aula di Montecitorio: “Basta!” e “Casa, Casa!”. Il vicepresidente di turno dell’assemblea Roberto Giachetti a quel punto ha sospeso la seduta per fare allontanare chi protestava.

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