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Agroalimentare

L’agricoltura in Parlamento, atti di indirizzo e controllo di Camera e Senato

Le interrogazioni, risoluzioni, interpellanze e odg a tutela del made in Italy agroalimentare
fonte: AGV NEWS/AGRICOLAE
di Agricolae

AGRICOLAE riporta nel link qui di seguito le interrogazioni, le interpellanze, gli ordini del giorno e le risoluzione che vengono quotidianamente presentati alla Camera e al Senato a tutela del made in Italy agroalimentare. Pesca, agricoltura e industria alimentare in primo piano per i deputati e i senatori che lavorano gomito a gomito o uno contro l’altro, per cambiare la vita di chi lavora di terra e di mare. Qui a seguire il testo integrale

INTERROGAZIONE BERNINI, M5S CAMERA, SU VALUTAZIONE PROGRAMMI STERILIZZAZIONE NUTRIE

Atto Camera

 

Interrogazione a risposta scritta 4-16580

presentato da

BERNINI Paolo

testo di

Lunedì 15 maggio 2017, seduta n. 796

PAOLO BERNINI. — Al Ministro della salute, al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali. — Per sapere – premesso che:
le nutrie provengono dalla fuga e/o dalla liberazione di animali allevati e destinati ad essere utilizzati per realizzare le pellicce «castorino». Quando il mercato si è indirizzato verso l’utilizzo di altre specie, intorno agli anni ‘80, gli allevatori hanno liberato gli animali in natura;
volpi, lupi, linci, gatti selvatici, gatti randagi, cani randagi, rapaci diurni e notturni, ciconiformi, lucci e colubridi sono predatori naturali delle nutrie;
le nutrie sono quindi state introdotte in Italia come specie alloctone (hanno origine dal sud America) e poi, una volta libere, si sono naturalizzate, ovvero perfettamente adattate alla vita selvatica e quindi, giuridicamente sono sottoposte alla normativa n. 157 del 1992;
il collegato ambientale alla legge di stabilità 2016 pone fine agli stermini di nutrie con metodi cruenti come proposto nelle numerose ordinanze comunali poiché obbliga al rispetto dell’articolo 19 della legge n. 157 del 1992 e, lo stesso collegato ambientale, passa la responsabilità della loro gestione alle provincie e alle regioni. Tale articolo dispone l’applicazione in via prioritaria dei metodi di controllo ecologici e non cruenti; quindi nessun metodo di uccisione è prevedibile o ipotizzabile. I metodi ecologici devono essere proposti dall’Ispra e, unitamente, l’ente stesso deve anche procedere ad una valutazione sui risultati da essi prodotti, circostanza per circostanza;
la legge regionale del Veneto n. 15 del 26 maggio 2016 «Misure per il contenimento finalizzato alla eradicazione della nutria (Myocastor coypus)» contempla piani di eradicazione con metodi che prevedono l’uccisione degli animali;
il concetto di animale inteso come «essere senziente» è contenuto nel Trattato comunitario di Lisbona del 12 dicembre 2007 (articolo 13), dove si afferma che «L’Unione e gli Stati membri tengono pienamente conto delle esigenze in materia di benessere degli animali in quanto esseri senzienti»;
l’utilizzo delle trappole e la soppressione eutanasica degli animali, come già effettuato in passato, non hanno prodotto alcun risultato significativo e sono quindi attualmente vietati e ricadenti sotto le norme del codice penale;
inoltre, le nutrie sono «incolpate» ingiustamente di distruggere gli argini e fare ingenti danni. La scienza dimostra che purtroppo ciò è dovuto agli ungulati che sono reintrodotti in massa, soprattutto a fini venatori. L’impatto che la nutria può esercitare sulle biocenosi dei luoghi in cui è stata introdotta è ancora poco studiato e non è possibile trarre conclusioni definitive;
gli studi scientifici dell’Ispra nel 2008, mostrano come l’abbattimento periodico con armi da fuoco provochi una riduzione di capi nell’immediato, ma la popolazione torni poi ad aumentare nel tempo rendendo vane le spese sostenute. Inoltre, l’uccisione con armi da fuoco mette in atto una selezione naturale che fa sopravvivere gli individui più furbi, rendendo le generazioni future sempre più difficili da cacciare –:
se i Ministri interrogati non intendano promuovere, come prevede la normativa, l’utilizzo di metodi che offrono soluzioni eticamente e scientificamente efficaci e biocompatibili;
se i Ministri interrogati non ritengano opportuno promuovere parallelamente queste azioni:
    a) impedire i ripopolamenti degli ungulati a fini venatori a causa dei danni che questi recano agli argini;
    b) ripristinare gli habitat e l’utilizzo dei metodi ecologici;
    c) favorire lo studio e la valutazione di programmi di sterilizzazione delle nutrie per il contenimento della specie;
se i Ministri non ritengano opportuno intervenire, per quanto di competenza, per evitare una inutile strage e la diffusione di comportamenti pericolosi anche per la tutela della salute e dell’incolumità pubblica, in ragione della diffusione di progetti di uccisione che prevedono l’uso di armi da fuoco anche in «aree parco».
(4-16580)

INTERROGAZIONE BERNINI, M5S CAMERA, SU UTILIZZO PRODOTTI DISINFESTANTI E PIANIFICAZIONE INTERVENTI ECOSOSTENIBILI

Atto Camera

 

Interrogazione a risposta scritta 4-16589

presentato da

BERNINI Paolo

testo di

Lunedì 15 maggio 2017, seduta n. 796

PAOLO BERNINI. — Al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro della salute, al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali. — Per sapere – premesso che:
a seguito di reiterate disinfestazioni effettuate da privati in periodi come i mesi di giugno e luglio (quindi non con finalità di prevenzione sulle larve) e segnalateci da cittadini, in zona Fiumicino-Isola Sacra (in area di parco riserva del litorale) e che dovrebbero avvenire con i criteri stabiliti dal decreto ministeriale n. 274 del 1997, nonché in considerazione delle direttive CEE in materia di biocidi, e degli indirizzi del Ministero della salute sul tema, che prevedono l’utilizzo dei prodotti disinfestanti revisionati ed autorizzati solamente ad «operatori professionali appositamente formati»;
il decreto 13 aprile 2007, emanato dal Ministero della salute, relativamente alla immissione di sostanze attive (di cui all’allegato I della direttiva 98/8/CE del Parlamento europeo) sul mercato dei biocidi, pone il problema di identificare quale sia la figura del «professionista adeguatamente formato», sia la direttiva comunitaria, sia il decreto del Ministro della salute indicano l’operatore competente e deputato all’uso delle sostanze biocida che sono in corso di autorizzazione alla immissione sul mercato della disinfestazione;
in considerazione della normativa vigente, l’impresa che eserciti le attività di disinfestazione/derattizzazione deve avvalersi di personale idoneo per il conseguimento dell’abilitazione all’esercizio dell’attività di disinfestazione, derattizzazione e sanificazione;
la norma UNI EN 16636 offre dettagli sui requisiti e le competenze di coloro che forniscono servizi inerenti il controllo delle infestazioni;
secondo l’ISPRA la deltametrina è tossica se ingerita (H301) e se inalata (H331). È inoltre altamente tossica per gli organismi acquatici (H400), molto tossica per gli organismi acquatici con effetti di lunga durata (H410);
numerose sono state e sono le disinfestazioni organizzate da privati cittadini che prevedono l’utilizzo di deltametrina e piretroidi;
le proprietà oggetto della disinfestazione sopra richiamata insistono nell’area del Parco riserva del litorale laziale. Le disinfestazioni non controllate e non previste nelle modalità corrette esercitano un grave danno e hanno effetti dannosi sulla popolazione animale selvatica e domestica, presente in area parco;
in considerazione della presenza di animali domestici – anche liberi – sul territorio, come per altro consentito dalla normativa vigente, legge n. 281 del 1991 e legge regionale n. 34 del 1997, si devono prendere le dovute precauzioni per la loro tutela e incolumità, garantendo che nessun animale domestico – sia esso libero o di proprietà – abbia alcun nocumento da simili interventi –:
se i Ministri interrogati siano informati sul costante uso di queste sostanze nocive anche in aree protette di parchi naturali e della massiccia attività di disinfestazione ad iniziativa privata, non coordinata e non idonea posta in essere dai cittadini e quali iniziative di competenza intendano assumere in merito;
quali iniziative, anche normative, intendano assumere i Ministri interrogati per garantire le dovute precauzioni a tutela della salute umana e degli animali – siano essi domestici o selvatici – di proprietà e liberi che insistono sul territorio;
se i Ministri interrogati non intendano promuovere, per quanto di competenza, iniziative per verificare se, come segnalato più volte all’interrogante, tali sostanze tossiche per l’ambiente e tutta la biodiversità, siano state utilizzate in assenza di specifiche autorizzazioni, soprattutto in aree parco e quali siano i danni eventualmente causati da tali attività a persone e ad animali;
se i Ministri interrogati, alla luce delle ampie e documentate informazioni fornite dall’Ispra e sopra riportate, non ritengano opportuno adoperarsi per comunicare ai cittadini la pericolosità sull’uso delle sostanze sopracitate e se non intendano promuovere un progetto nazionale per la pianificazione di interventi di prevenzione della presenza degli insetti dannosi che sia ecologico e sostenibile. (4-16589)

INTERROGAZIONE BERNINI, M5S CAMERA, SU MALTRATTAMENTO ANIMALI (DOCUMENTO FVE: ALLEVATI DOVE NATI, MACELLATI DOVE PRODUZIONE)

Atto Camera

 

Interrogazione a risposta scritta 4-16581

presentato da

BERNINI Paolo

testo di

Lunedì 15 maggio 2017, seduta n. 796

PAOLO BERNINI. — Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, al Ministro della salute, al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro dell’interno. — Per sapere – premesso che:
la Federazione dei veterinari europei (Fve) è un’organizzazione che raccoglie ben 44 organizzazioni di medici veterinari di 38 Paesi europei, per un totale di circa 240.000 veterinari;
la predetta FVE ha recentemente pubblicato un « position paper» nel quale si richiede chiaramente di «porre fine alla sofferenza degli animali durante i lunghi trasporti»;
nonostante i progressi compiuti è necessario che si attuino e si rispettino tali precetti che al momento sono, spesso, del tutto disattesi. Le alte temperature durante il giorno e la notte, aggravano ulteriormente la situazione – come riferisce la stessa FVE – e con viva preoccupazione, questa situazione non può andare avanti e l’azione è urgente. La FVE è convinta che, con la buona volontà e il pragmatismo necessario di tutte le parti coinvolte i progressi arriveranno e saranno evitati questi problemi sopraccitati;
l’FVE suggerisce:
ai trasportatori di animali di intraprendere un viaggio ben preparato e in conformità con i requisiti previsti del regolamento sul trasporto 1/2005iii. Correre il rischio deliberatamente per gravi problemi di salute e benessere degli animali nei viaggi a lunga distanza quando già all’inizio del viaggio è chiaro che i problemi si possono verificare, non è accettabile;
alle autorità competenti dei Paesi esportatori di assumersi la responsabilità di una più rigorosa ed uniforme applicazione nonché del controllo del regolamento sul trasporto animali per raggiungere standard accettabili per la salute e il benessere degli animali durante il trasporto;
alle autorità ai valichi di frontiera di adottare misure pratiche per ridurre il tempo richiesto per l’espletazione delle pratiche al confine per quanto possibile e creare impianti adeguati per lo scarico e la cura degli animali in caso di necessità;
alle organizzazioni di trasporto degli animali le aziende di sviluppare un sistema di coordinamento per l’arrivo dei camion alla frontiera, ad esempio attraverso la creazione di un sistema di registrazione/prenotazione on-line;
a tutte le parti coinvolte di scoraggiare il più possibile il trasporto a lunga distanza di bestiame, soprattutto di fronte a gravi problemi di congestione del traffico, con le alte temperature o altre circostanze che potrebbero costituire una minaccia per i requisiti di benessere animale;
a tutte le parti interessate di prendere la loro parte di responsabilità nella protezione del benessere degli animali e di fare del loro meglio per evitare il riproporsi di problematiche ben note;
la FVE intende quindi ribadire che gli animali devono essere allevati il più vicino possibile ai luoghi in cui sono nati e macellati il più vicino possibile al luogo di produzione –:
se i Ministri interrogati intendano prendere in considerazione questo importante documento della Federazione dei veterinari europei e quali iniziative intendano intraprendere per mettere in atto tutti gli interventi necessari per evitare inutili sofferenze agli animali, in spregio alle normative vigenti e al sentimento comune verso gli animali;
se i Ministri interrogati, in ragione delle sempre più numerose denunce relative alle condizioni di maltrattamento degli animali anche negli allevamenti e di cui la stampa riporta continuamente informazione, non intendano porre in essere uno specifico programma di controlli e verifiche del rispetto concreto dei precetti contenuti, nelle normative vigenti;
se i Ministri interrogati non ritengano di dover agire in tutte le sedi opportune per evitare definitivamente questi lunghi viaggi della morte, esattamente come suggerisce nel documento la FVE, tenendo conto che il modo più efficace per risolvere il problema è quello di sostituire il trasporto di animali vivi con il trasporto delle carcasse/prodotti di origine animale e che gli animali devono essere allevati il più vicino possibile ai luoghi in cui sono nati e macellati il più vicino possibile al luogo di produzione. (4-16581)

INTERROGAZIONE BERNINI, M5S CAMERA, SU UCCISIONI DEI LUPI

Atto Camera

 

Interrogazione a risposta scritta 4-16582

presentato da

BERNINI Paolo

testo di

Lunedì 15 maggio 2017, seduta n. 796

PAOLO BERNINI. — Al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro della salute, al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali. — Per sapere – premesso che:
è stato rinvenuto un altro lupo ucciso, in questo caso, decapitato presso Pitigliano (Grosseto) e presso l’Istituto zooprofilattico sperimentale del Lazio e della Toscana è stata effettuata la necroscopia dello stesso;
ad oggi il lupo appartiene ad una specie particolarmente protetta come sancito da normative nazionali ed internazionali e con esso tutti gli altri canidi, inclusi gli ibridi fino alle IV generazione, ancorché ibridati con domestici, come previsto dal regolamento (UE) n. 338/1997 così detta normativa Cites. Pertanto i lupi (e le altre specie incluse nella lista) sono da considerarsi protetti e quindi non catturabili, non detenibili in cattività, cacciabili e altro. I lupi quanto gli esemplari che esitano dall’accoppiamento di cani e lupi (i quali appartengono alla stessa specie), definiti ibridi, sono tutelati dalla predetta normativa, senza alcuna possibilità di diversa interpretazione normativa/ecologica;
appare invece evidente che nel nostro Paese non si è stati in grado di far rispettare tale regolamento e tutte le normative di tutela, inclusa la direttiva «Habitat» in considerazione dei dati relativi alle uccisioni dei lupi: essi sono tutelati solo sulla carta, mentre il bracconaggio viene fomentato, a giudizio dell’interrogante, da inutili quanto costosissimi progetti e da politici, persone che ricoprono ruoli istituzionali e che, in primis, dovrebbero pretendere il rispetto delle normative vigenti;
le uccisioni dei lupi e dei canidi registrate negli ultimi 4 anni sono moltissime e soprattutto rappresentano la minima parte, presumibilmente, dei lupi realmente uccisi, come riporta con dovizia di particolari e informazioni scientifiche il dossier di La Repubblica;
a seguito di presunti piani di ricerca sono stati catturati numerosi esemplari di lupo e di ibrido, anche in tana e non si comprende, ancora una volta, con quale possibile autorizzazione in considerazione delle già citate normative vigenti;
addirittura si parla di cattura di cuccioli in tana e ben prima dei 60 giorni sulla base di considerazioni fenotipiche –:
se sia stato redatto un documento organico con l’indicazione del numero dei lupi o canidi uccisi per mano dell’uomo negli ultimi cinque anni, grazie alle perizie e alle indagini necroscopiche effettuate da medici veterinari forensi, esperti nel settore specifico;
come i Ministri ritengano di assicurare il rispetto dei fondamentali valori etici, morali e di tutela contenuti nel principio cardine per cui la fauna selvatica appartiene al patrimonio indisponibile dello Stato e pertanto è patrimonio di tutti e ogni singolo cittadino ne deve poter godere nel rispetto dell’ambiente e di tutta la biodiversità animale e vegetale;
se i Ministri interrogati siano consapevoli del grave e potenziale conflitto generatosi per effetto di quella che l’interrogante giudica una inaccettabile gestione del problema che peggiorerà di certo se sarà approvato il «piano lupo», posto che potrebbe generarsi, anche un problema di ordine pubblico;
se i Ministri interrogati siano a conoscenza di quanti esemplari di lupi e ibridi siano stati catturati e costretti alla cattività e con quali metodi, in quali luoghi siano attualmente, con quali autorizzazioni, come siano avvenute queste operazioni e chi li mantenga economicamente ancora in condizioni di cattività, considerato che il tutto appare all’interrogante in evidente contrasto con quanto previsto dal regolamento (Ue) n. 338/1997 e dalle normative vigenti. (4-16582)

INTERROGAZIONE BERNINI, M5S CAMERA, SU DIFFUSIONE SALMONELLA NEGLI ALLEVAMENTI ITALIANI

Atto Camera

 

Interrogazione a risposta scritta 4-16586

presentato da

BERNINI Paolo

testo di

Lunedì 15 maggio 2017, seduta n. 796

PAOLO BERNINI. — Al Ministro della salute, al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali. — Per sapere – premesso che:
il 15 giugno 2016 il fatto alimentare riportava gli esiti di alcune indagini poste in essere dal Ministero della salute relativamente alla salubrità delle carni di maiale;
tali esiti hanno evidenziato: «abbiamo rilevato la presenza di contaminazioni in 300 campioni di carcasse suine esaminate su 5.641, cioè il 5,3 per cento del totale. I risultati ottenuti in fase di autocontrollo hanno dato 232 campioni positivi su 14.368, pari all’1,6 per cento del totale». In altre parole, due terzi dei campioni positivi alla salmonella non vengono individuati in fase di autocontrollo;
è quindi evidente che il dato sia allarmante e che vi sia un reale rischio anche per la salute pubblica, oltre che per lo stato di salute e di maltrattamento degli animali negli allevamenti: il maltrattamento in senso stretto riconosciuto quale reato dall’articolo 544-ter del codice penale, punisce con la reclusione da tre mesi ad un anno o con la multa da euro 3.000,00 a euro 30.000,00 chi per crudeltà o senza necessità: cagiona una lesione a un animale o lo sottopone a sevizie o comportamenti, fatiche, lavori che siano insopportabili per le sue caratteristiche;
la stessa pena è prevista per chiunque: somministra ad animali sostanze stupefacenti o vietate; li sottopone a trattamenti che procurano loro un danno alla salute;
nonostante la citata normativa, secondo la giurisprudenza non è necessario, per la sussistenza del reato, che dai maltrattamenti sia derivata una vera e propria lesione all’integrità fisica dell’animale;
la Corte di Cassazione, infatti, ha più volte affermato che per la commissione del reato di maltrattamento «non è necessario che si cagioni una lesione all’integrità fisica, potendo la sofferenza consistere in soli palimenti» (Cass. Pen., sez. III, 21 dicembre 1998, n. 3914);
pertanto il reato di maltrattamento può essere ravvisato anche nel caso in cui l’animale sia sottoposto a sofferenze di tipo ambientale, comportamentale, logistico ed operativo;
la salmonella è una zoonosi che si sviluppa e si diffonde negli allevamenti e che può causare anche infezioni sistemiche rilevanti e molto pericolose, soprattutto per i soggetti più debilitati e fragili, sia per gli operatori degli allevamenti che per gli animali stessi che per i futuri e possibili consumatori;
lo stesso Ministero della salute ha evidenziato che il sistema di autocontrollo in uso attualmente è del tutto insufficiente e non è in grado di garantire le carni animali suine e, evidentemente, nemmeno il sistema di allevamento;
la mancata terapia e cura degli animali è da considerarsi un reato previsto dal nostro codice penale –:
quali siano le iniziative normative urgenti che i Ministri intendano assumere in materia;
se il Governo possa fornire elementi circa il sistema di prevenzione per la diffusione di zoonosi negli allevamenti italiani;
quale siano le iniziative che i Ministri interrogati intendano intraprendere in considerazione del potenziale e probabile danno causato all’ambiente dagli allevamenti;
quali siano le iniziative che i Ministri interrogati intendano assumere per evitare che, all’interno degli allevamenti, si possano verificare fenomeni di maltrattamento animale;
se il Governo possa fornire elementi circa la diffusione della salmonella negli allevamenti italiani, in considerazione della sua rilevanza e dei possibili effetti negativi sulla salute pubblica e degli animali. (4-16586)

INTERROGAZIONE ZACCAGNINI, MDP CAMERA, SU TOSSICITÀ AGROALIMENTARE ZONA POMEZIA

Atto Camera

 

Interrogazione a risposta immediata in commissione 5-11353

presentato da

ZACCAGNINI Adriano

testo di

Lunedì 15 maggio 2017, seduta n. 796

ZACCAGNINI e STUMPO. — Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali. — Per sapere – premesso che:
il 5 maggio 2017 un vasto rogo è divampato all’interno della Eco-X, società che si occupa di raccolta e smaltimento dei rifiuti, nel comune di Pomezia, sprigionando una colonna di fumo visibile a chilometri di distanza;
l’Arpa ha registrato, nella giornata del 5 maggio 2017, valori del Pm 10 nell’aria pari a 130, mentre il valore massimo a legislazione vigente è fissato a 50;
nella giornata del 7 maggio 2017 la procura di Velletri ha disposto il sequestro dell’impianto e ha incaricato l’Arpa di verificare anche il grado di diossina eventualmente sprigionatosi nell’aria;
il 3 novembre 2016, il comitato di quartiere «Castagnetta Cinque Poderi» di Pomezia, aveva manifestato al sindaco Fucci, il timore che nel piazzale della Eco-X potessero svilupparsi incendi e che da questi potevano derivare danni alla salute e all’ambiente;
malesseri si sono verificati fra i lavoratori e lavoratrici dell’outlet di Castel Romano, tanto che alcuni sono stati ricoverati e sottoposti a cura cortisonica;
il sindaco di Pomezia, insieme al commissario straordinario del comune di Ardea, hanno emanato l’ordinanza di divieto di raccolta degli ortaggi e di pascolo degli animali in un raggio di 5 chilometri dal luogo dell’incendio dell’impianto;
il sindaco Fucci ha firmato, altresì, un’ordinanza che dispone la chiusura di tutte le scuole e l’evacuazione delle case nel raggio di 100 metri dal luogo dell’incendio e di tenere le finestre chiuse nel raggio di 2 chilometri dal deposito andato a fuoco;
il direttore del dipartimento prevenzione dell’Asl Roma 6 ha confermato la presenza di amianto nelle coperture del tetto dei capannoni andati a fuoco, ma ad oggi non si è a conoscenza di valutazioni degli effetti del calore sulla sostanza;
fra gli agricoltori di una vasta area che non comprende solo Pomezia è molto forte la preoccupazione per le produzioni sia agricole che dell’allevamento e si fa pressante la richiesta di notizie certe e di azioni di tutela in relazione alla tossicità o meno delle stesse;
in ogni caso dalla data dell’incendio la domanda dei prodotti agroalimentari e zootecnici è crollata, con conseguenze drammatiche per i produttori e gli allevatori della zona –:
se non si intendano assumere iniziative per prevedere degli indennizzi o comunque delle compensazioni per quei produttori e allevatori che stanno subendo un crollo pesantissimo delle vendite dei loro prodotti. (5-11353)

INTERROGAZIONE OLIVERIO, PD CAMERA, SU SOSTEGNO AGRICOLTORI COLPITI DA NUBE TOSSICA SU PONTINA

Atto Camera

 

Interrogazione a risposta immediata in commissione 5-11354

presentato da

OLIVERIO Nicodemo Nazzareno

testo di

Lunedì 15 maggio 2017, seduta n. 796

OLIVERIO, LUCIANO AGOSTINI, ANTEZZA, CARRA, COVA, CUOMO, DAL MORO, DI GIOIA, FALCONE, FIORIO, MARROCU, MONGIELLO, PALMA, PRINA, ROMANINI, SANI, TARICCO, TERROSI, VENITTELLI e ZANIN. — Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali. — Per sapere – premesso che:
il 5 maggio 2017, nella zona di Pomezia, alle porte di Roma, è divampato un rogo all’interno del deposito di plastiche Eco X, che ha causato una grande nube di fumo nero;
la procura di Velletri ha disposto il sequestro dell’impianto Eco X e ha incaricato l’Arpa di verificare il livello di diossina eventualmente sprigionatosi nell’aria. I controlli effettuati hanno stabilito che il 5 maggio i livelli di pm10 nell’aria erano quasi il triplo rispetto alla soglia limite;
i successivi controlli ufficializzati il 12 maggio hanno rivelato una concentrazione di diossine e furani che si sono depositati nel terreno pari a 77,5 psicogrammi per metro cubo, oltre 700 volte la soglia di sicurezza indicata dalla Organizzazione mondiale della sanità;
a Pomezia le scuole sono rimaste chiuse l’8 e il 9 maggio 2017 e sono stati vietati nelle mense ortaggi e frutta delle zone di Ardea e Pomezia: i due comuni, infatti, hanno emanato ordinanze di divieto di raccolta degli ortaggi e di pascolo degli animali in un raggio di 5 chilometri dal luogo dell’incendio;
si tratta di un territorio di circa 4mila ettari in cui insistono oltre 150 aziende agricole: gli agricoltori si dicono pronti a distruggere i raccolti se risultassero contaminati, perdendo così il reddito delle coltivazioni e affrontando le spese per procedere alle nuove semine e piantagioni;
la sicurezza e la qualità dei prodotti sono per queste aziende un fiore all’occhiello, ma il settore è già in difficoltà: la siccità della prima metà di aprile 2017 e il brusco crollo delle temperature a fine mese stanno mettendo a rischio i raccolti di frutta e verdura e i vigneti da Roma a Latina. Per la Coldiretti le perdite ammontano già a 15 milioni di euro e si teme un effetto «psicosi» tra i consumatori;
l’incendio di Pomezia, insomma, rischia di mettere in ginocchio uno dei più importanti settori per l’economia da Roma a Latina: nell’agro pontino sono attive più di 50mila aziende agricole e oltre 50 cooperative di piccoli e medi produttori, con un fatturato che varia, in base alle dimensioni, da 20 milioni a 200mila euro l’anno –:
quali urgenti iniziative di competenza il Ministro intenda adottare per sostenere il reddito degli agricoltori colpiti dalla nube tossica che ha interessato la via Pontina e costretti a distruggere i raccolti per il rischio di contaminazione. (5-11354)

INTERROGAZIONE BERNINI, M5S CAMERA, SU FILIERA PRODUZIONE BUFALINA

Atto Camera

 

Interrogazione a risposta scritta 4-16579

presentato da

BERNINI Paolo

testo di

Lunedì 15 maggio 2017, seduta n. 796

PAOLO BERNINI. — Al Ministro della salute, al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare. — Per sapere – premesso che:
nella trasmissione andata in onda il giorno 22 marzo 2017 «Animali come noi», della giornalista Giulia Innocenzi, sono state trasmesse le immagini realizzate all’interno di un allevamento bufalino a seguito di un intervento che ha avuto luogo alla presenza dell’interrogante;
tali immagini dimostravano come le denunce e gli appelli posti da tempo per un intervento delle istituzioni preposte al controllo e alla verifica della corretta applicazione della normativa vigente in merito non solo alla tutela del benessere animale e contro i maltrattamenti ma anche per la tutela della salute pubblica, non siano stati richiesti perché basati sul sentito dire, bensì su rilievi evidenti di cui andrebbe valutata la rilevanza anche penale;
è fatto conosciuto che in Campania, ed in particolare nella provincia di Caserta, vi sia la più alta concentrazione di allevamenti di bufale destinate alla produzione per la realizzazione della mozzarella che è anche riconosciuto come prodotto dop;
è fondamentale rammentare che sussiste, inoltre, una situazione inaccettabile relativamente al fenomeno dell’uccisione deliberata e anche dell’abbandono dei cuccioli maschi vivi di bufalo che non sono stati inseriti nella filiera della produzione zootecnica. La filiera della produzione bufalina prevede, infatti, l’utilizzo del latte prodotto dalle bufale le quali, evidentemente, devono essere ingravidate continuativamente;
il numero delle nascite dei maschi e il loro inserimento in anagrafe, nel registro zootecnico obbligatorio, è evidentemente un passaggio non rispettato, poiché accanto alle circa 40.000 bufale regolarmente iscritte nell’anagrafe territoriale e munite di conseguente marchio auricolare dovrebbero essere presenti anche circa 15.000 maschi di bufalo negli allevamenti –:
se, a seguito delle «immagini denuncia» mostrate dalla trasmissione «Animali come noi», i Ministri interrogati intendano promuovere, per quanto di competenza, iniziative immediate e, in caso affermativo, quali;
se i Ministri siano a conoscenza del fenomeno dell’uccisione e dell’abbandono dei maschi di bufalo e della totale assenza di inserimento dei cuccioli di bufalo in anagrafe, nonostante le evidenze dimostrate anche dalle operazioni dei nas di cui la stampa riporta continue notizie;
se e come i Ministri interrogati intendano agire per garantire che la produzione della mozzarella non sia causa di maltrattamenti animali e di violazioni evidenti della normativa vigente. (4-16579)

INTERROGAZIONE BERNINI, M5S CAMERA, SU ERADICAZIONE CAPRE IN LIGURIA

Atto Camera

 

Interrogazione a risposta scritta 4-16588

presentato da

BERNINI Paolo

testo di

Lunedì 15 maggio 2017, seduta n. 796

PAOLO BERNINI. — Al Ministro della salute, al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare. — Per sapere – premesso che:
mass media riportano ampiamente le informazioni sul progetto di abbattimento delle capre presenti presso l’Isola Palmaria e voluto dal comune di Porto Venere in accordo con la regione;
per attuare l’eradicazione delle capre, la regione Liguria ha stanziato 50 mila euro, 13 mila dei quali da riconoscere ad un professionista, che si occupi di confezionare l’operazione ad avviso dell’interrogante «edulcorandone» anche l’impatto;
secondo il sopracitato progetto, le capre dovrebbero essere prima censite e poi, dopo l’abbattimento, se ne dovrebbe decidere la sorte: consumo umano, produzione di alimenti o lo smaltimento;
come è noto, è evidente che la normativa vigente ne impedisce l’utilizzo a scopi alimentari, sia umani che animali, poiché gli animali sono privi di marchio auricolare e di regolare controllo sanitario;
l’opinione pubblica, in gran parte contraria a questa inutile mattanza, ha espresso l’esigenza di poter ricollocare adeguatamente le capre senza dover ricorrere ad una operazione di abbattimento inaccettabile e di dubbia legittimità. In tale direzione, le numerose associazioni animaliste e zoofile nazionali e locali si sono offerte per collaborare alla ricollocazione adeguata degli animali –:
se i Ministri non intendano assumere ogni iniziativa di competenza per scongiurare inutili azioni come quella descritta in premessa che prevedano l’uso della violenza, quando sarebbe possibile catturare e ricollocare gli animali, posto che tale piano di eradicazione non appare coerente con l’ampia normativa vigente;
se i Ministri non intendano concertare, con le regioni e gli enti locali, piani di azione preventivi, e con quali strumenti e progetti, per evitare la gestione scorretta degli animali e l’introduzione di specie non presenti in determinati ecosistemi;
se i Ministri, in ragione della normativa vigente che riconosce agli animali lo status «esseri senzienti», non intendano diffondere, in una specifica campagna, informazioni in merito alle garanzie di tutela del benessere e dei diritti animali che l’attuale normativa vigente prevede, come un Paese civile dovrebbe fare.
(4-16588)

INTERROGAZIONE PANIZZA, AUT-PSI-MAIE SENATO, SU ADDETTI A MISCELAZIONE

Atto Senato

 

Interrogazione a risposta orale 3-03746

presentata da

FRANCO PANIZZA
martedì 16 maggio 2017, seduta n.822

PANIZZA – Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali – Premesso che per quanto risulta all’interrogante:

le società cooperative di approvvigionamento e distribuzione dei mezzi tecnici alle aziende agricole sono nate, in particolare in Trentino, per far fronte alle problematiche legate alla frammentazione aziendale e quindi alla necessità di migliorare la gestione economica, logistica ed ambientale della frutticoltura;

da allora sono stati predisposti una serie di impianti per la fornitura e la miscelazione dei fitofarmaci e dei fertilizzanti, volti a fornire agli associati la miscela già pronta, evolvendo nella tecnica impiantistica e nel servizio offerto, in ambiente controllato, in funzione delle crescenti esigenze di una moderna frutticoltura e permettendo al comparto di professionalizzarsi, dando, inoltre, garanzia al consumatore finale di un controllo della filiera sui trattamenti fitosanitari e sulla salubrità del prodotto;

nel contempo, l’attivazione dei centri di miscelazione ha concretizzato una riduzione del rischio di inquinamento puntiforme da fitofarmaci, in quanto le migliaia di piccole e piccolissime aziende frutticole che, ad esempio in Trentino, possono usufruire di un servizio centralizzato, evitano lo stoccaggio e la miscelazione dei prodotti fitofarmaci nell’azienda agricola;

attualmente le persone addette al funzionamento di queste strutture sono degli agricoltori in possesso di regolare abilitazione alla vendita, che integrano la loro attività di coltivatori diretti svolgendo il servizio alle dipendenze delle cooperative di servizio;

considerato che:

in passato, l’abilitazione alla vendita non richiedeva i requisiti attualmente previsti dalla normativa (si veda il decreto legislativo n. 150 del 2012 e il decreto ministeriale 22 gennaio 2014 del Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali) e il reperimento del personale risultava così relativamente semplice, in quanto tutte le persone interessate potevano ottenerla sostenendo un esame dopo un corso specifico;

la nuova normativa, invece, pone dei vincoli di natura formativa, tali da rendere quasi impossibile il reperimento di personale possedente i titoli idonei per svolgere l’attività e, quindi, disposto a prendere un impegno solo per un numero ridotto di ore in pochi giorni di lavoro;

per quanto riguarda ad esempio la Val di Non, caratterizzata dalla coltura estensiva della mela, la scelta tecnica dei prodotti da miscelare e distribuire agli agricoltori viene fatta da un Comitato incaricato dal consiglio di amministrazione che, congiuntamente al tecnico dipendente della Fondazione scientifica “E. Mach”, stabilisce le linee di difesa e i marchi commerciali da acquistare e vendere ai soci;

specificamente, l’attività di vendita dei prodotti fitosanitari in Valle di Non è organizzata, oltre che in un normale processo di fornitura tra rivenditore e utilizzatore professionale, anche in forma collettiva, mediante la preparazione della miscela agrofarmaco/acqua e la fornitura della stessa all’utilizzatore professionale;

questa attività, tipica del sistema agricolo locale, viene svolta in 15 centri periferici sul territorio, gestiti da cooperative agricole, dove opera un dipendente che, coordinato dalle direttive tecniche gestite dai tecnici dipendenti della fondazione Mach di San Michele all’Adige e dalle direttive commerciali gestite da appositi comitati nominati in rappresentanza dei soci della cooperativa stessa, svolge la mera materialità delle operazioni funzionali alla fornitura dei fitofarmaci in miscela acquosa, come l’apertura delle confezioni di fitofarmaco, la diluizione in acqua degli stessi e il carico degli automezzi di distribuzione di proprietà dei soci;

l’attività svolta dalle cooperative è supportata dagli incontri tecnici periodici, organizzati dai dipendenti della fondazione Mach assegnati al territorio, che incontrano gli utilizzatori professionali, dando loro tutte le informazioni tecniche e le prescrizioni riportate in etichetta dei prodotti offerti dal servizio di miscelazione;

è chiaro quindi che in un’organizzazione dell’attività peculiare, come quella descritta, il dipendente della cooperativa, attualmente identificato come addetto alla vendita, potrebbe essere considerato come un incaricato dall’utilizzatore professionale a preparare la miscela acquosa di fitofarmaco, quindi un delegato dell’acquirente e non un venditore, facendo cadere l’obbligo al possesso dell’abilitazione alla vendita di fitofarmaci;

si potrebbero incaricare, quindi, alla miscelazione i dipendenti privi dell’abilitazione alla vendita, ma in possesso di regolare patentino quale utilizzatore professionale, che possono comunque concludere la loro attività lavorativa con il carico degli atomizzatori dei soci e l’emissione del documento di trasporto. Questo suggerimento potrebbe agevolare l’apprezzato servizio di miscelazione gestito dalle cooperative, in quanto amplierebbe notevolmente la platea di titolati all’assunzione, attualmente limitata dai titoli formativi necessari al possesso dell’abilitazione alla vendita di fitofarmaci,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga utile intervenire attraverso una modifica della normativa in merito all’inquadramento abilitativo dei dipendenti, affinché sia escluso l’obbligo del possesso dell’abilitazione alla vendita per gli addetti alla miscelazione, al fine di facilitare le attività delle cooperative e permettere loro di reperire figure impiegatizie direttamente tra gli agricoltori, come sempre avvenuto.

(3-03746)

INTERROGAZIONE LAI, PD SENATO, SU SOMME DOVUTE DALL’ENPAIA AGLI IMPIEGATI E DIRIGENTI DELL’AGENZIA FORESTAS

Atto Senato

 

Interrogazione a risposta scritta 4-07513

presentata da

BACHISIO SILVIO LAI
martedì 16 maggio 2017, seduta n.822

LAI – Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali – Premesso che:

con la legge regionale n. 8 del 2016, la Regione Sardegna ha istituito l’agenzia FoReStas procedendo altresì alla soppressione dell’Ente Foreste della Sardegna;

in virtù di tale legge, il personale del disciolto ente è transitato, con il subentro di FoReStas, da Enpaia, quale ente di previdenza agricola, a Inps;

l’agenzia FoReStas, con una missiva del 22 luglio 2016, ha comunicato a Enpaia che l’Inps dal 10 maggio 2016 aveva provveduto all’inquadramento del personale dell’agenzia nella gestione previdenziale; con la stessa missiva si chiedeva di conoscere le procedure da adottarsi in merito alle somme accantonate al 30 aprile 2016 a titolo di trattamento di fine rapporto e conto individuale;

l’Enpaia, con nota in data 28 luglio 2016, comunicava che il trattamento di fine rapporto non avrebbe potuto essere corrisposto, ma sarebbe stato restituito al datore di lavoro; di contro, sarebbe stato corrisposto ai lavoratori il fondo di previdenza sino all’ultimo giorno di permanenza nel settore dell’agricoltura;

l’Inps, in data 19 ottobre 2016, confermava l’avvenuta iscrizione alla Cpdel (Cassa pensioni dipendenti enti locali) a far data dalla cessazione della gestione privata Enpaia, avvenuta il 30 aprile 2016;

considerato che:

ad oltre un anno dalla soppressione dell’Ente Foreste della Sardegna e dalla istituzione dell’agenzia FoReStas, non risulterebbero ancora versate ai lavoratori le somme relative al fondo individuale integrativo e non risulterebbe trasferito il TFR da Enpaia a Inps per ciascun dipendente;

Inps ed Enpaia fanno sapere di non aver ricevuto istruzioni in tal senso dal Ministero del lavoro, al quale si sono rivolti ponendo specifici quesiti;

non ci sono valide ragioni giuridiche che giustifichino il trattenimento da parte di Enpaia delle somme dovute ai lavoratori,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti e quali azioni siano state intraprese dai dipartimenti competenti per garantire la dovuta e necessaria vigilanza e la tutela dei diritti dei lavoratori;

se e in quali tempi interverrà per giungere alla soluzione dei problemi elencati in premessa e, in particolare, per favorire la corresponsione delle somme dovute dall’Enpaia agli impiegati e dirigenti dell’agenzia FoReStas a titolo di conto individuale e il trasferimento del trattamento di fine rapporto dello stesso personale all’agenzia FoReStas.

(4-07513)

INTERROGAZIONE MUCCI, CI CAMERA, SU CALAMITÀ NELLA ZONA DEL CIRCONDARIO IMOLESE

Atto Camera

 

Interrogazione a risposta immediata in commissione 5-11355

presentato da

MUCCI Mara

testo di

Lunedì 15 maggio 2017, seduta n. 796

MUCCI. — Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali. — Per sapere – premesso che:
in data 16 e 17 aprile 2017 le zone del circondario di Imola sono state colpite da gravi eventi climatici, quali gelate e grandinate;
i danni provocati dal maltempo sono stati ingenti;
ad esempio, a Borgo Tossignano sono stati danneggiati tutti i frutteti di albicocche e ciliegie e il 70 per cento della produzione del kiwi, a Castel del Rio il 50-60 per cento del raccolto delle ciliegie e a Fontanelice il 97 per cento degli albicocchi;
si tratta di numeri che spaventano, ma soprattutto che mettono in ginocchio le aziende che come è noto hanno margini bassissimi sulla vendita dei prodotti agricoli;
la calamità nella zona del circondario imolese ha colpito oltre 700 ettari di terreno;
le aziende agricole che sono state colpite gravemente dall’evento sono oltre 80;
molte di queste aziende trovano difficoltà nell’assicurarsi contro danni di questo tipo, ma ciò non è causato solo da una mancanza di volontà degli imprenditori agricoli. Il problema principale è che assicurarsi è spesso troppo oneroso e le assicurazioni in campo agricolo sono mal gestite;
il problema è quindi la troppa burocrazia che devono affrontare le aziende per la richiesta di contributi –:
quali iniziative concrete intenda porre in essere per semplificare le procedure di richiesta contributi e per agevolare la stipula di assicurazioni da parte delle aziende agricole, in modo da permettere alle stesse di tutelarsi. (5-11355)

INTERROGAZIONE BERNINI, M5S CAMERA, SU FARFALLE IBERNATE ACQUISTATE ON LINE

Atto Camera

 

Interrogazione a risposta scritta 4-16587

presentato da

BERNINI Paolo

testo di

Lunedì 15 maggio 2017, seduta n. 796

PAOLO BERNINI. — Al Ministro della salute, al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali. — Per sapere – premesso che:
è ormai diffusa la moda di diffondere in ambiente naturale farfalle acquistate on line in confezioni di esemplari ibernati, da utilizzare a scopo ludico per matrimoni, lauree e altro;
tali animali quando escono dalla crisalide, vengono congelati e chiusi in bustine trasparenti per far sì che le loro ali non si danneggino. Le bustine sono sistemate in scatole raffreddate con ghiaccio e le farfalle restano lì, «addormentate». Una volta messe nel contenitore da cui saranno liberate, sono esposte al calore che le risveglia e le fa volare;
questa pratica, diffusa soprattutto negli Stati Uniti si sta diffondendo pericolosamente e sempre di più anche in Italia –:
quali iniziative si intendano assumere per vietare tale metodo di allevamento e di vendita e successivamente di liberazione in natura, anche in considerazione del fatto che gli animali vengono congelati e costretti in anguste scatole per essere spediti ovunque;
se sia stato verificato che le specie introdotte in ambiente appartengano a specie autoctone e che la loro immissione sul territorio avvenga nel rispetto delle normative vigenti sulla tutela della biodiversità;
se i Ministri interrogati abbiano verificato che la cessione a qualunque titolo di questi esemplari avvenga nel rispetto delle normative vigenti sia in ambito sanitario che commerciale e di tutela animale. (4-16587)

INTERROGAZIONE DAMBRUOSO, CI CAMERA, SU ILLEGALE UTILIZZO DA PARTE DEI DETENUTI DI ALCUNI GENERI ALIMENTARI

Atto Camera

 

Interrogazione a risposta immediata in commissione 5-11360

presentato da

DAMBRUOSO Stefano

testo di

Martedì 16 maggio 2017, seduta n. 797

DAMBRUOSO e MUCCI. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
già in data 15 marzo 2016 veniva interrogato il Ministro della giustizia circa l’evidente carenza di educatori nell’organico del personale in servizio presso la casa circondariale di Bologna;
anche il personale di polizia penitenziaria risultava in tale data insufficiente rispetto all’organico dichiarato;
la situazione in cui verte la struttura è a tutt’oggi grave: sono sempre più frequenti episodi di pestaggi tra i detenuti e le aggressioni al personale di servizio, che si uniscono al ripetuto ritrovamento di alcolici;
il personale di polizia penitenziaria ha denunciato l’illegale reiterato utilizzo, da parte della popolazione detenuta, di alcuni generi alimentari (nel caso specifico, trattasi di frutta, messa a macerare, destinata alla produzione di grappa);
il flusso di alcolici all’interno dell’istituto porta a supporre, non solo problemi di tipo pratico, causati dallo stato di ubriachezza potenziale di alcuni detenuti ad alto rischio di pericolosità, ma anche una trama delinquenziale sorretta dallo scambio di favori tra detenuti, innescato dalla possibilità di alcuni utenti di disporre di un bene richiesto e non consentito dai normali canali legali;
a distanza di un anno risulta ancora nettamente insufficiente l’organico della polizia penitenziaria. L’intero reparto detentivo è coperto con una sola unità nel turno notturno. Vi sono anche gravi carenze nelle prime ore del turno mattutino. Il riferimento è specialmente alla fascia oraria tra le 6 e le 8, quando il reparto sopracitato è costantemente sotto unità;
tenuto conto del continuo peggioramento delle condizioni di lavoro della polizia penitenziaria, è urgente affrontare il problema;
il personale di polizia penitenziaria previsto è di 552 agenti. Ne sono invece presenti effettivamente solo 403;
la capienza regolamentare di detenuti è di 492 persone. Il numero effettivo dei presenti è invece di 754 –:
se non intenda adottare opportune iniziative al fine di normalizzare la presenza della polizia penitenziaria e dei detenuti nelle carceri, nonché migliorare la condizione della popolazione reclusa.
(5-11360)

INTERROGAZIONE SARTI, M5S CAMERA, SU RICERCA DI IDROCARBURI IN EMILIA ROMAGNA

Atto Camera

 

Interrogazione a risposta scritta 4-16605

presentato da

SARTI Giulia

testo di

Martedì 16 maggio 2017, seduta n. 797

SARTI. — Al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro dello sviluppo economico. — Per sapere – premesso che:
il territorio della Emilia-Romagna è il primo in Italia sia per numero di concessioni di coltivazione, in terraferma e sul sottofondo marino, con 36 e 39 concessioni, sia per numero di permessi di ricerca in terraferma per quanto riguarda gli idrocarburi, con 31 permessi, a cui si aggiungono 9 permessi nel Mare Adriatico antistante la regione stessa. È, inoltre, il secondo territorio in Italia per concessioni di stoccaggio nel sottosuolo;
l’attuale giunta dell’Emilia-Romagna ha prestato la propria intesa 8 volte ex articolo 29 del decreto legislativo n. 112 del 1998. Tra queste, il 21 dicembre 2015, per il permesso di ricerca di idrocarburi «Torre del Moro» nella provincia di Forlì-Cesena – società Po Valley Operations LTD a cui, con il decreto ministeriale 8 febbraio 2017, è stato conferito il permesso di ricerca in questione;
attualmente, sul territorio della regione Emilia-Romagna, sono in corso 9 istanze di permesso di ricerca e 4 di concessione di coltivazione, in terraferma, rendendo circa la metà del territorio regionale potenzialmente interessato da attività antropiche nel sottosuolo;
dalle risultanze del gruppo di lavoro Ministero dello sviluppo economico-regione Emilia-Romagna per la sicurezza ambientale nell’ambito delle attività antropiche di sottosuolo, emerge quanto segue: «le Società dovranno infatti dimostrare, tramite specificata documentazione, di aver condotto un’attenta caratterizzazione geologica preliminare dell’area, con annesso studio della sismicità locale e storica; particolare attenzione, inoltre, dovrà essere riservata alla caratterizzazione della subsidenza»; nel caso in cui la ricerca dovesse rivelarsi fruttuosa, subentrerebbero ulteriori e maggiori profili di rischio per la salute della popolazione, ben più gravi in termini di inquinamento del suolo, delle acque e dell’aria, nonché conseguenze rilevanti su fenomeni gravi ed irreversibili, già oggi in atto, quali la subsidenza e l’aumento del rischio idrogeologico;
il canone annuo, legato al permesso di ricerca «Torre del Moro», è inferiore ai 1.000 euro;
all’interno del perimetro del permesso ricadono aree di riequilibrio ecologico («Pontescolle» e «Parco Naturale del Fiume Savio»);
gli uffici tecnici dei comuni interessati potranno richiedere polizze fidejussorie a copertura di eventuali danni su infrastrutture pubbliche;
per l’attività di prospezione è previsto il ricorso all’energizzazione mediante l’utilizzo di autocarri vibroseis, ma non si esclude l’uso di masse battenti e di cariche esplosive;
nel provvedimento autorizzativo è previsto che il proponente rediga un programma lavori dettagliato con apposite verifiche da parte dei comuni, «con l’indicazione dei tracciati definitivi degli stendimenti e l’ubicazione dei punti di energizzazione»;
l’esecuzione delle attività previste dal programma lavori è subordinata alla dimostrazione dell’esistenza di tutte le garanzie economiche per coprire i costi di un eventuale incidente, durante le attività, commisurati a quelli derivanti dal più grave incidente nei diversi scenari ipotizzati nell’analisi dei rischi del progetto;
Po Valley Operations Pty Ltd sembra non avere dubbi sulla fruttuosità della ricerca, come ha annunciato in un comunicato del 3 febbraio 2017;
la conferenza di servizi, a quanto risulta all’interrogante, non ha svolto approfondimenti per quel che riguarda la fattibilità economica ed ambientale di eventuali infrastrutture per il vettoriamento e trattamento dell’olio;
il continuo aumento dei permessi di ricerca e prospezione e delle concessioni di coltivazione e stoccaggio, cui è sottoposto il territorio emiliano-romagnolo e di cui il permesso di ricerca «Torre del Moro» rappresenta solo l’ultimo tassello, contrasta con la sua naturale vocazione agroalimentare e turistica, testimoniata dalle 44 certificazioni dop e igp di prodotti (record europeo) e dai 52 milioni di presenze e 11,7 milioni di arrivi (2016) –:
se non ritenga necessario intervenire per proteggere il territorio della pianura padana, a sud e a nord del Po, dai rischi legati all’accelerazione della subsidenza per estrazioni di idrocarburi, in particolare gassosi;
se non ritenga necessario assumere iniziative per la creazione di una struttura tecnica che assista i comuni, in particolare quelli di piccole dimensioni, difficilmente dotati delle necessarie professionalità, nei rapporti con le compagnie petrolifere;
quali siano le risultanze del gruppo di lavoro Ministero dello sviluppo economico – regione Emilia-Romagna, in particolare, se per il permesso di ricerca «Torre del Moro» e, comunque le attività antropiche nel sottosuolo della regione Emilia-Romagna, siano stati svolti approfondimenti di «caratterizzazione geologica preliminare dell’area, con annesso studio della sismicità locale e storica» e particolare attenzione sia stata «riservata alla caratterizzazione della subsidenza».
(4-16605)

INTERROGAZIONE GAGNARLI, M5S CAMERA, SU ETICHETTA “ALLEVATO SENZA USO DI ANTIBIOTICI”

Atto Camera

 

Interrogazione a risposta scritta 4-16590

presentato da

GAGNARLI Chiara

testo di

Lunedì 15 maggio 2017, seduta n. 796

GAGNARLI, L’ABBATE e GALLINELLA. — Al Ministro della salute, al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali. — Per sapere – premesso che:
le aziende aderenti ad Unaitalia, l’associazione di categoria che rappresenta oltre il 90 per cento dell’intera filiera avicunicola, stanno applicando un piano di razionalizzazione dell’uso dei farmaci in allevamento che ha portato ad una riduzione degli antibiotici utilizzati nel settore avicolo;
oggi è possibile trovare sulle etichette di prodotti avicoli la dicitura «allevato senza uso di antibiotici». Tale dicitura sarebbe riferibile al disciplinare di etichettatura volontaria delle carni di pollame (pollo, gallina, tacchino, faraona, anatra) autorizzato dal Ministero della politiche agricole, alimentari e forestali nel 2005, di cui è titolare Unaitalia;
Unaitalia, in risposta ad una domanda posta da un lettore su «il fatto alimentare», spiega che «la dicitura allevato senza uso di antibiotici, previsto dal disciplinare, significa che gli animali non hanno mai, fin dalla loro nascita, ricevuto alcun trattamento antibiotico “e che sia” il disciplinare che il relativo piano dei controlli sono visionati, prima della loro approvazione, anche dal Ministero della salute per gli aspetti di sua competenza (…) Tale circostanza è supportata dalla prova di mancanza di trattamenti nell’apposito registro ove devono essere annotati i farmaci (…) presente obbligatoriamente presso ogni allevamento»;
da un successivo articolo sempre de «il fatto alimentare» si evince che anche Coop è entrata a far parte del crescente numero di marchi (Fileni, Guidi, Amadori), che propongono pollo allevato senza l’uso di antibiotici;
il 27 aprile 2017 la stessa Coop a Roma ha presentato, in una conferenza stampa congiunta con il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, la campagna «Alleviamo la salute», con cui si impegna nel contrasto all’antibiotico-resistenza. L’iniziativa, che coinvolge 1.600 allevamenti avicoli in tutta Italia, prevede però che l’uso di antibiotici sia limitato ai casi di reale necessità ed escluda i farmaci più critici per la cura dell’uomo. I prodotti «senza antibiotici» sono già nei banchi frigo dei punti vendita Coop e comprendono, oltre ai polli, anche altri tipi di carni bianche; in totale, si stima che l’iniziativa riguarderà ogni anno 14 milioni di animali, tra polli e altri avicoli;
si ritiene che si dovrebbe fare chiarezza tra l’assenza di residui di antibiotici nelle carni vendute e l’impiego di antibiotici durante il periodo di allevamento e che anche la risposta di Unaitalia al quesito del lettore de «il fatto alimentare» e l’annuncio di Coop e Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali nella conferenza stampa del 27 aprile 2017 possano ingenerare confusione nel consumatore circa l’utilizzo della dicitura «allevato senza uso di antibiotici» –:
se i Ministri interrogati non ritengano opportuno fare chiarezza sul corretto utilizzo della dicitura «allevato senza uso di antibiotici», anche alla luce della campagna «Alleviamo la salute» diffusa sui media, spiegando se la dicitura in etichetta si riferisce solo agli allevamenti in cui, fin dalla loro nascita, non viene mai somministrato alcun trattamento antibiotico, oppure se l’utilizzo della stessa dicitura sia comunque accettato quando c’è stato un uso di antibiotici anche se limitato a casi di reale necessità. (4-16590)

INTERROGAZIONE SAGGESE, PD SENATO, SU SOMME DOVUTE A AOP UNOLOMBARDIA (RTI)

Atto Senato

 

Interrogazione a risposta scritta 4-07509

presentata da

ANGELICA SAGGESE
martedì 16 maggio 2017, seduta n.822

SAGGESE – Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali – Premesso che a quanto risulta all’interrogante:

AOP UNOLombardia (Associazione delle organizzazioni di produttori ortofrutticoli della Lombardia) è una società agricola consortile per azioni a scopo non lucrativo, composta da 6 organizzazioni di produttori, capofila del raggruppamento temporaneo di imprese (RTI) che ha partecipato al programma “Frutta nelle Scuole”, per la distribuzione di frutta agli alunni degli istituti scolastici gestiti o riconosciuti dalle autorità competenti per l’annualità 2012/2013;

il RTI ha conseguito l’aggiudicazione di tre degli otto lotti di distribuzione messi in gara per un importo complessivo di 12.526.315 euro e ha dato completa esecuzione alle prestazioni assunte;

con provvedimento del 20 settembre 2013, l’Agenzia per le erogazioni in agricoltura (Agea) ha sospeso il pagamento (per un importo complessivo di 7.535.722,25 euro) a seguito di una informativa circa l’esistenza di un’indagine della magistratura per l’ipotesi di turbativa d’asta;

AOP UNOLombardia ha immediatamente evidenziato che l’indagine della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma, coordinata dal sostituto procuratore, dottor Fava, non coinvolgeva alcun soggetto facente capo al RTI e alla sua mandataria (AOP UNOLombardia);

a seguito di una richiesta da parte di Agea al Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali di un parere circostanziato sulla gara, il Ministero ha svolto un’inchiesta, le cui indagini sono pervenute alla conclusione circa l’insussistenza di elementi tali, da far ipotizzare una indebita percezione di aiuto comunitario;

la stessa Agea, in data 3 settembre 2013, ha indirizzato una richiesta al sostituto procuratore per sapere se vi fossero indagati facenti capo ad AOP UNOLombardia ed al relativo RTI;

il dottor Fava, in data 2 ottobre 2013, ha confermato a sua volta, via fax, che tra gli indagati non risultavano, né le ditte in questione, né i loro rappresentanti legali;

ciononostante, Agea ha ritenuto cautelativamente di sospendere l’erogazione delle somme ancora dovute ad AOP UNOLombardia;

considerato che:

a quanto consta all’interrogante, le indagini della Procura sono sfociate in due sentenze penali, che non hanno coinvolto alcun rappresentante dell’AOP UNOLombardia;

a seguito dell’inerzia di Agea, il TAR Lazio ha emesso due sentenze, la prima sull’illegittimità della sospensione delle erogazioni (n. 99/2016), la seconda (n. 9216/2016) di condanna di Agea, mediante la nomina di un commissario ad acta (dottor Assenza), a provvedere al pagamento ed inviare alla Corte dei conti una relazione sui danni causati all’Erario dalla colposa inerzia;

ritenuto che:

le somme dovute non sono state ancora erogate;

la mancata erogazione sta creando danni irreversibili ad AOP UNOLombardia ed al RTI, che vedono impegnati al loro interno 11.000 addetti alla produzione (tra imprenditori agricoli e lavoratori dipendenti), 2.039 dipendenti impiegati negli stabilimenti di conservazione, lavorazione e confezionamento e 364 dipendenti dell’AOP e organizzazioni di produttori;

il ritardo accumulatosi rispetto alle scadenze, entro le quali doveva essere corrisposto il pagamento genera un grave danno erariale a carico dello Stato,

si chiede di sapere:

quali siano le ragioni per cui Agea non abbia ancora erogato le somme richiamate in premessa, in violazione dei principi di buona fede e di correttezza, cui deve essere improntata l’attività della pubblica amministrazione, e tenuto conto che AOP UNOLombardia e il relativo RTI hanno interamente adempiuto a tutte le prestazioni previste dalla gara d’appalto;

quali iniziative intenda assumere il Ministro in indirizzo per porre rimedio alla problematica evidenziata.

(4-07509)

INTERROGAZIONE STEFANI, LN-AUT SENATO, SU CRISI DEL SETTORE AGRICOLO VENETO

Atto Senato

 

Interrogazione a risposta scritta 4-07505

presentata da

ERIKA STEFANI
martedì 16 maggio 2017, seduta n.822

STEFANI, TOSATO – Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali – Premesso che:

nel mese di aprile 2017, il Veneto è stato colpito da gravi sbalzi termici, passando da una fase costante di alta pressione, con valori molto al di sopra delle medie del periodo, a bruschi cali delle temperature, che sono arrivate, nelle ore notturne, anche sotto lo zero, portando gelate con effetti devastanti su vigneti, frutteti e ortaggi, provocando ingenti danni all’agricoltura. Da queste gelate improvvise sono state soprattutto danneggiate le coltivazioni che erano già allo stadio di crescita avanzata;

erano settant’anni, dal 1957, che non si registrava un così brusco cambiamento climatico, con escursione termica di oltre venti gradi nel giro di poche ore. Tali anomalie meteorologiche confermano i cambiamenti climatici in atto, che si manifestano sempre più spesso con il rapido passaggio da periodi di siccità, anche durante la stagione invernale, ad alluvioni, generando pesanti effetti sull’agricoltura italiana che negli ultimi 10 anni ha subito danni per oltre 14 miliardi di euro;

il territorio veneto è stato colpito da questo ennesimo evento atmosferico dopo le grandinate e le trombe d’aria che nei giorni precedenti avevano flagellato anche le coltivazioni di radicchio di Chioggia IGP, uno dei prodotti vanto dell’agricoltura regionale veneta;

a seguito di questa ondata anomala di maltempo in Veneto si è registrata una perdita di circa il 70-80 per cento del raccolto di Merlot, Cabernet, con devastazioni delle viti di Pinot grigio e bianco, Prosecco e Chardonnay a Vicenza e prevedibili cali di produzione di Glera, Moscato giallo e Raboso sui Colli Euganei, mettendo così in ginocchio un settore strategico per il tessuto economico della regione, come quello vitivinicolo;

dalle prime stime risulta che anche il 70 per cento dei raccolti orticoli, frutticoli e vinicoli rischia di essere compromesso. Infatti, su albicocchi, pruni e peschi si erano già formati i frutticini, che, a causa delle gelate, in gran parte non giungeranno a maturazione;

diverse regioni, a seguito di questi continui cambiamenti di temperature, hanno già ipotizzato di voler richiedere un sostegno economico statale mediante l’attivazione delle procedure per lo stato di calamità naturale, al fine di integrare il reddito di quelle aziende agricole che con questi repentini cambi climatici stanno vedendo seriamente compromessi i raccolti annuali;

purtroppo il sistema degli indennizzi non sembra funzionare e gli agricoltori veneti attendono ancora i risarcimenti per le calamità eccezionali del 2015. Due anni di attesa disincentivano le imprese produttrici ad assicurarsi e sono lo specchio di un sistema farraginoso, da riformare;

per aiutare, nell’immediato, gli agricoltori veneti servirebbe a giudizio degli interroganti una deroga al piano assicurativo annuale che, come noto, conferma la necessità che le imprese agricole, ricorrano al sistema assicurativo agevolato per la difesa del proprio reddito, sistema attualmente finanziato con risorse del piano nazionale per lo sviluppo rurale;

è necessario rivedere il sistema di assicurazioni e indennizzi per danni climatici. Semplificare le norme sulle assicurazioni agevolate in agricoltura per rendere questo strumento più accessibile e meno oneroso per gli agricoltori,

si chiede di sapere quali provvedimenti il Ministro in indirizzo intenda adottare per rendere disponibili le necessarie risorse, anche in deroga al piano assicurativo nazionale, al fine di far fronte alla grave crisi del settore agricolo veneto, dovuta a questi inaspettati cambiamenti climatici e rispondere, prontamente e concretamente, alle esigenze del comparto, messo in ginocchio da una tale serie di eventi atmosferici.

(4-07505)

INTERROGAZIONE BERNINI, M5S CAMERA, SU COORDINAMENTO FORESTALE

Atto Camera

 

Interrogazione a risposta immediata in commissione 5-11356

presentato da

BERNINI Massimiliano

testo di

Lunedì 15 maggio 2017, seduta n. 796

MASSIMILIANO BERNINI, PARENTELA, GAGNARLI e L’ABBATE. — Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali. — Per sapere – premesso che:
a luglio 2016 è stata approvata definitivamente la legge 28 luglio 2016, n. 154, che, all’articolo 5, delega il Governo al riordino e alla semplificazione della normativa in materia di agricoltura, silvicoltura e filiere forestali e, in modo particolare, al comma 2, lettera h), prevede la revisione e l’armonizzazione della normativa nazionale in materia di foreste e filiere forestali, in coerenza con la strategia nazionale definita dal programma quadro per il settore forestale, di cui al comma 1082 dell’articolo 1 della legge 27 dicembre 2006, n. 296, e con gli impegni assunti in sede europea e internazionale;
nell’ambito dell’esame parlamentare della stessa alla Camera dei deputati è stato accolto con riformulazione l’ordine del giorno 9/03119-A/016 con il quale si impegnava il Governo pro tempore ad attivare presso il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali un ufficio permanente di coordinamento forestale che svolgesse le funzioni di rappresentanza internazionali e comunitarie, di coordinamento e indirizzo istituzionale, per le amministrazioni nazionali e regionali competenti in materia di gestione e programmazione forestale;
nel maggio 2016, la Commissione agricoltura ha approvato una risoluzione conclusiva di dibattito n. 8-00183 a prima firma di Massimiliano Bernini (iniziative in materia di coordinamento forestale), con la quale si impegnava il Governo pro tempore ad istituire presso il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali una struttura permanente di livello adeguata, dotata di autonomo contingente, per la rappresentanza e la tutela degli interessi forestali nazionali in sede europea e internazionale, nonché per il raccordo con le politiche forestali regionali;
al momento, non risulta agli interroganti che il personale di cui sopra abbia trovato una collocazione che dia ragione degli obiettivi suddetti e delle competenze e delle professionalità in esso riposte e, stando a dichiarazioni di alcuni membri interessati dal trasferimento, si troverebbero all’interno del Ministero senza un incarico definito, senza inquadramento giuridico ed economico e senza una direzione a cui fare riferimento;
non risulta essere stato ancora adottato il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri attuativo dell’articolo 11 del decreto legislativo n. 177 del 2016 –:
quali siano i tempi previsti per la costituzione presso il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali di un’adeguata struttura organizzativa in materia di coordinamento forestale nazionale. (5-11356)