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Economia

Borsa elettrica: ad aprile prezzo medio acquisto in calo del 3,6%

Borsa elettrica: ad aprile prezzo medio acquisto in calo del 3,6%
fonte: ilVelino/AGV NEWS
di red/asp

Ad aprile il prezzo medio di acquisto (PUN), ancora in flessione congiunturale, sebbene più modesta rispetto ai due mesi precedenti (-1,60 €/MWh; -3,6%), si porta ai minimi da settembre a 42,86 €/MWh; rispetto al minimo storico di aprile 2016, il PUN aumenta invece di 10,87 €/MWh (+34,0%). È quanto rivela il Gme sugli esiti del mercato elettrico. “Anche l’analisi per gruppi di ore rivela, per il quarto mese di fila, sensibili incrementi tendenziali sia nelle ore di picco (+13,30 €/MWh; +40,7%) che nelle ore fuori picco (+9,88 €/MWh; +31,2%), con prezzi attestatisi rispettivamente a 45,99 e 41,52 €/MWh. Il rapporto picco/baseload, stabile rispetto a marzo, aumenta invece rispetto al minimo di un anno fa attestandosi a 1,07. Alle ore 16 del lunedì di Pasqua (17 aprile) il prezzo orario scende a 10,00 €/MWh, mai così basso da quasi due anni”. Gli scambi di energia elettrica nel Mercato del giorno prima (MGP) “scendono sul livello più basso mai registrato nel mese e appena superiore al minimo storico dell’agosto 2014. Un record negativo lo segnano le vendite delle unità di produzione nazionali tra le quali però non si arresta la crescita delle vendite degli impianti alimentati a gas naturale (+23,1%). La liquidità del mercato, in lieve calo su marzo, si conferma su livelli piuttosto elevati al 75,0% (quasi 3 punti percentuali in più rispetto ad un anno fa). In tale quadro di bassa domanda, solo in parte ascrivibile alla settimana di Pasqua ed al ponte del 25 aprile, il prezzo medio di acquisto dell’energia elettrica (PUN), al terzo ribasso congiunturale consecutivo, scende ai minimi da settembre 2016 a 42,86 €/MWh. Il confronto su base annua evidenzia invece ancora un forte aumento (+34,0%), ma va ricordato che nell’aprile 2016 il PUN fissava il minimo storico della borsa elettrica a 31,99 €/MWh. I prezzi zonali di vendita convergono poco sopra i 42 €/MWh con la sola eccezione della Sicilia che allarga la forbice con le altre zone attestandosi a 55,53 €/MWh. Nel Mercato a Termine dell’energia (MTE), il prodotto Maggio 2017 baseload chiude il suo periodo di trading con un prezzo di controllo pari a 42,20 €/MWh”.

“I prezzi di vendita, dopo i consistenti ribassi congiunturali registrati nei due mesi precedenti, ad aprile registrano una flessione più moderata (-2/-5%) nelle zone continentali ed in Sardegna, dove si attestano tutti pochi centesimi sopra i 42 €/MWh, ai minimi dallo scorso autunno – prosegue il Gme –; mentre in Sicilia una restrizione del transito con Rossano nella seconda metà del mese spinge il prezzo a 55,53 €/MWh (+10,9%). Su base annua, invece, tutte le zone si confermano in netto aumento, il quarto consecutivo, con tassi compresi tra il +29,1% del Centro Nord e il +51,3% della Sicilia. I volumi di energia elettrica scambiati nel Sistema Italia, pari a 21,7 milioni di MWh, con un calo del 3,9% su base annua, si portano sul livello più basso da oltre due anni e mezzo. In lieve flessione, la prima dallo scorso agosto, gli scambi nella borsa elettrica, pari a 16,3 milioni di MWh (-0,5%), mentre i volumi scambiati over the counter, registrati sulla PCE e nominati su MGP, ininterrottamente in calo da inizio anno, ripiegano a 5,4 milioni di MWh (-12,9%), confermandosi ai minimi da quasi quattro anni (Tabelle 2 e 3). Pertanto la liquidità del mercato, seppur in leggero calo su marzo, supera di 2,6 punti percentuali quella di aprile 2016 attestandosi a 75,0%”.

“Gli acquisti nazionali – aggiunge il Gme – si riducono del 3,7% portandosi a 21,2 milioni di MWh. A livello locale gli acquisti si riducono al Nord (-2,6%), al Centro Sud (-2,0%) ma soprattutto al Sud (-23,8%), crescono invece al Centro Nord (+3,9%) e appaiono meno mossi nelle isole. Gli acquisti sulle zone estere (esportazioni), pari a 442 mila MWh si confermano in calo (-13,1%). Le vendite di energia elettrica delle unità di produzione nazionale toccano il minimo storico a quota 18,2 milioni di MWh, in flessione annua dell’1,5%. A trainare il calo la riduzione delle vendite al Centro Sud (-6,2%), al Sud (-4,3%) ed in Sicilia (-36,0%); in aumento le vendite delle altre zone in particolare in Sardegna (+28,7%). Tornano a ridursi le importazioni di energia dall’estero che, con una flessione del 14,6% su base annua, scendono a 3,5 milioni di MWh. Ad aprile le vendite da impianti a fonte rinnovabile, pari a 7,0 milioni di MWh, registrano un calo del 12,8% su base annua che ha riguardato in particolare la fonte idraulica (-24,2%) e quella eolica (-26,9%). Tornano in crescita invece le vendite da impianti a fonte tradizionale (+10,3%), sostenute dagli impianti a gas naturale (+23,1%); si riducono infatti sia le vendite degli impianti a carbone (-6,9%) che quelle degli altri impianti a fonte tradizionale (-22,3%). Pertanto la quota delle vendite degli impianti a gas guadagna in un anno 9,1 punti percentuali portandosi al 45,4%, mentre quella delle fonti rinnovabili ne cede 5,0 scendendo a 38,8%”. Sempre ad aprile “sulla frontiera settentrionale il market coupling alloca, mediamente ogni ora, una capacità di 2.598 MWh, di cui 2.056 MWh sul confine francese (80% circa del totale), 228 MWh su quello austriaco e 314 MWh su quello sloveno. Il flusso di energia si direziona prevalentemente in import sulla frontiera austriaca e francese (rispettivamente 98,1% e 96,4% delle ore), mentre su quella slovena in oltre un terzo delle ore (33,9%) si osserva un flusso in export, pari a 349 MWh medi orari”, conclude la nota.