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Calabria

‘Ndrangheta, business migranti: gestione clan Arena su estorsioni a imprenditori

Cosca egemone anche nel Catanzarese grazie a pax mafiosa
fonte: ilVelino/AGV NEWS
di N&C

Più di 500 agenti tra Polizia, carabinieri e Guardia di finanza, su disposizione della Dda di Catanzaro hanno portato al fermo di 68 persone legate alla cosca Arena di Isola Capo Rizzuto. Dalle investigazioni sono emerse interessi della cosca nella gestione del centro di accoglienza per migranti di Isola e nelle attività legate al gioco e alle scommesse. Il clan aveva nel corso degli anni rinnovato la propria leadership non solo nel crotonese ma anche nel versante Ionico catanzarese, suggellando una sorta di pax mafiosa con la cosca Nicoscia, radicata a Isola Capo Rizzuto, e la consorteria Grande Aracri di Cutro. Infatti, nel provvedimento di fermo sono finiti soggetti appartenenti alle cosche di Roccelletta di Borgia e di Vallefiorita, già considerate entrambe articolazioni autonome del locale di Cutro. Tra questi esponenti della cosca Catarisano e Bruno. Poiché i vertici della famiglia Arena erano perlopiù detenuti, il ruolo di reggente è stato assunto dal pluripregiudicato Paolo Lentini, classe ‘64 alias “pistola”, soggetto di caratura criminale riconosciuta anche presso esponenti di ‘ndrangheta di altre province. Lo stesso Lentini avrebbe gestito le estorsioni delle attività economiche e commerciali nelle province di Crotone e Catanzaro. Le indagini hanno documentato come il flusso di denaro provento delle estorsioni seguisse un duplice canale: il primo legato al taglieggiamento delle “grandi imprese“, impegnate anche in lavori di rilevanza pubblica, le quali erano costrette a corrispondere ingenti somme di denaro con cadenza fissa corrispondente, in particolare, alle festività di Natale, Pasqua e Ferragosto; l’altro riferibile ad una contribuzione con cadenza mensile in danno di esercenti operanti sul territorio, costretti alla dazione di somme di denaro spesso a seguito di danneggiamenti ed intimidazioni. È stata disvelata, altresì, la funzione “borderline” di un noto imprenditore impegnato nel settore delle costruzioni il quale, seppur a sua volta vittima del racket, era al contempo deputato alla raccolta presso i propri colleghi ed alla consegna, direttamente nelle mani dei vertici della famiglia di ‘ndrangheta, di somme pretese a titolo estorsivo. Incaricando l’ “imprenditore-mediatore” del ruolo di collettore delle somme estorte, gli esponenti della cosca si tenevano indenni dalla necessità di contatti diretti con le vittime e di fatto lo qualificavano come riferimento per eventuali lamentele in ordine ad ulteriori richieste estorsive da parte di terzi.