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Giochi e Scommesse, Giochi

Giochi, una quarantina gli emendamenti a manovra: da inasprimento tassazione a stop pubblicità

Da riduzione apparecchi a maggiore attenzione all'online proposte presentate dai diversi gruppi all'art.6 che riguarda il settore
fonte: ilVelino/AGV NEWS
di Redazione

Sono circa una quarantina gli emendamenti presentati in commissione Bilancio, alla Camera, all’articolo 6 della manovrina correttiva da 3,4 miliardi varata dal governo, e che prevede l’aumento del prelievo sulle slot (che passa dal 17,5 al 19 percento) e sulle Vlt (dal 5,5 al 6 percento) e il raddoppio della tassa sulla fortuna dal 6 al 12%. Oltre a fissare la ritenuta sulle vincite del lotto all’8 per cento a decorrere dal primo ottobre 2017 (l’aliquota attuale è al 6% e incide sull’intero valore della vincita). Le proposte di modifica vanno dalla richiesta di un ulteriore aumento del prelievo per gli apparecchi a nuove forme di tassazione per il gioco online. Oggi è in programma l’avvio dell’esame in Commissione, con il vaglio dell’ammissibilità delle proposte di modifica, giovedì prossimo ci dovrebbe essere l’avvio delle votazioni. Nel dettaglio, Dario Parrini del Partito democratico chiede in un articolato emendamento che “alla data del 31 dicembre 2017 il numero complessivo dei nulla osta di esercizio di tali apparecchi non può essere superiore a 345.000”; e “alla data del 30 giugno 2018 il numero complessivo dei nulla osta di esercizio non può essere superiore a 265.000”. Parrini chiede anche di tassare sul margine le vlt, con un’aliquota del 40% dal 1luglio 2017 e di acquisire nulla osta per gli apparecchi da remoto, ciascun diritto costerà 700 euro, da versare “in tre rate annuali di pari importo, entro il 31 dicembre 2017, il 31 dicembre del 2018 ed il 31 dicembre del 2019”. Rocco Palese (Misto- Conservatori Riformisti) e Pietro Laffranco (Forza Italia) chiedono di tassare poker cash e casino games al 59,2% sul margine, e le scommesse sportive al 39,3% sul margine (per quelle in agenzia), e al 43,3% per quelle online. Pietro Laffranco di Forza Italia chiede di fissare “l’aggio per i raccoglitori del gioco del lotto e dei giochi accessori, il compenso al ricevitore dei giochi numerici a totalizzatore nazionale e l’aggio per il venditore al dettaglio delle lotterie nazionali ad estrazione istantanea”. Laffranco in particolare chiede di fissare l’aggio al 6,5 per cento della raccolta, di modo che le entrate erariali per questi giochi “aumentano dell’1,5 per cento della raccolta”. E uno in cui si specifica che l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli dovrà adottare un decreto per assicurare “maggiori entrate, non inferiori a 130 milioni di euro per l’anno 2017 e non inferiori a 180 milioni di euro per gli anni successivi, relativamente a tutta l’offerta di gioco, comprensiva di lotterie e lotto, e ad esclusione di quanto già disposto al comma 1, prevedendo anche variazioni delle aliquote di imposta unica sulle tipologie di gioco di cui al decreto legislativo 23 dicembre 1998, n. 504”. Quest’ultimo passaggio ripreso identico in un altro emendamento presentato fra gli altri da Pelillo, Bernardo, Barbanti e Bonifazi. 

Tra gli altri emendamenti presentati quelli di Lega, Fratelli d’Italia, Movimento cinque stelle e Sinistra Italiana chiedono di inasprire ulteriormente la tassazione. Si chiede in particolare di portare la tassazione sulle videolottery agli stessi livelli di quella sulle awp. In un altro emendamento M5S a firma fra gli altri di Massimo Baroni e Matteo Mantero si prevede che sia “vietata qualsiasi forma, diretta o indiretta, di propaganda pubblicitaria, di ogni comunicazione commerciale, di spon-sorizzazione o di promozione di marchi o prodotti di giochi con vincita in denaro, offerti in reti di raccolta, sia fisiche sia on line . La violazione del divieto di cui al presente comma è punita con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 50.000 a euro 500.000”. Marcon di Sinistra italiana chiede invece che siano i sindaci ad autorizzare l’apertura delle sale da gioco, con autorizzazioni di durata di 5 anni e rinnovabili a livello nazionale e distanze minime di 500 metri dai luoghi sensibili (“da scuole di ogni ordine e grado, strutture residenziali o semi residenziali operanti nel settore sanitario o socio-assistenziale, luoghi di culto, caserme, centri di aggregazione giovanile e centri per anziani, sportelli di prelievo di contante e comunque nei centri storici”). Le Regioni avrebbero facoltà di abbassare la distanza (ma mai al di sotto dei 300 metri), i Comuni potrebbero invece individuare altri luoghi sensibili.