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Calabria

‘Ndrangheta, bussines rifiuti: estorsioni e minacce a società

Vertici imponevano commesse e assunzioni. Management garantivano 15mila euro al mese a clan
fonte: ilVelino/AGV NEWS
di N&C

La Dda di Reggio ha eseguito 5 fermi di indiziato di delitto nei confronti di vertici e affiliati di spicco della famiglia De Stefano di Reggio Calabria. L’indagine ha permesso di svelare gli interessi e le modalità di infiltrazione nel settore dello smaltimento dei rifiuti e in particolare legata alla società, poi fallita, ‘Fata Morgana’. Orazio De Stefano è stato individuato come il vertice del clan e si occupavano di impartire le strategie di infiltrazione e di spartire gli affari con le altre cosche coinvolte. Mentre il nipote, Paolo Rosario, aveva il compito di gestire i profili esecutivi dell’infiltrazione da parte dell’organizzazione nel settore, incontrando direttamente le parti offese, tra cui Salvatore Aiello, attraverso minacce e richieste estorsive. Il provvedimento di fermo ha raggiunto anche altre tre persone: Paolo Caponera, cugino di De Stefano, Giuseppe Praticò e Andrea Saraceno, accusati di essere partecipi alla cosca De Stefano. Caponera negli anni avrebbe coordinato e organizzato le attività, su mandato dei De Stefano, ai danni della società a capitale misto Fata Morgana spa e di quelle a capitale privato facenti parte dell’indotto. Gli stessi ponevano in essere articolate condotte finalizzate a dare esecuzione al pianificato controllo delle predette realtà societarie, consumando molteplici attività delittuose consistenti nell’imporre pagamento di ingenti somme di denaro a titolo di tangente, la scelta di fornitori compiacenti e l’assunzione di personale gradito, tra cui Caponera e Praticò. I soggetti sono inoltre accusati di estorsione aggravata e continuata in concorso, per avere, mediante violenza e minaccia, costretto Salvatore Aiello, manager della società a capitale misto, a consegnare, a partire dal 2002, tra i mille e i due mila euro per ciascuna commessa e, a partire dal 2005, 15 mila euro mensili agli esponenti dei De Stefano, a concludere contratti con fornitori di beni e servizi indicati dalla cosca e ad assumere 6 soggetti.

Su tale sfondo, le dichiarazioni rese da Aiello, hanno consentito di individuare le dinamiche criminali dello spolpamento della Fata Morgana spa da parte della ‘ndrangheta, e più in generale delle infiltrazioni nel lucroso settore economico dei rifiuti che si regge su lauti finanziamenti pubblici, anche attraverso la creazione e gestione di società a partecipazione pubblica. Dalle investigazioni svolte dalla Polizia di Stato, con il coordinamento della Dda di Reggio Calabria, è anche emerso che qualsiasi difficoltà ‘ambientale’ sorta nell’ambito del territorio in cui operava la società (18 comuni della provincia reggina), veniva affrontata e risolta grazie all’autorevolezza dei De Stefano che poteva far leva sul proprio prestigio mafioso riconosciuto dalle altre famiglie di ‘ndrangheta. Non meno invasivo è stato il comportamento della cosca nel settore dell’indotto, costituito principalmente da ditte specializzate nella fabbricazione e manutenzione dei mezzi della raccolta dei rifiuti. Le attività criminali poste in essere dalla cosca De Stefano hanno finito per determinare l’inesorabile declino finanziario e la capitolazione della società mista Fata Morgana spa e delle aziende private dell’indotto. Caponera, primo cugino di Paolo Rosario De Stefano, ha favorito la latitanza di quest’ultimo e di Orazio De Stefano. Saraceno, storicamente organico alla cosca De Stefano, ha svolto l’incarico di responsabile dell’autoparco dei mezzi del Comune di Reggio Calabria ai tempi in cui ancora la raccolta dei rifiuti solidi urbani veniva effettuata ad opera dell’ente locale. Praticò, zio di Caponera ha svolto il ruolo di portavoce “privilegiato” degli interessi della cosca De Stefano.