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Politica, Viale Mazzini

Rai: approvazione bilancio e tetto artisti nel cda del 13 aprile

Entro questo mese la limitazione di 240 mila euro in assenza di un atto formale del governo. Esercizio 2016 in positivo per oltre 70 mln
fonte: ilVelino/AGV NEWS
di Gianluca Vacchio

La Rai estenderà il tetto di 240 mila euro anche ai contratti di collaborazione e consulenza di natura artistica? Com’è noto, il cda ha stabilito che quel tetto (introdotto dalla Legge sull’Editoria a partire dal 15 novembre 2016) verrà applicato a tutti anche nella tv di Stato entro aprile. Ma già a metà mese, giovedì 13 per l’esattezza, il board tornerà a riunirsi per affrontare l’argomento. Il consiglio ha chiesto al direttore generale, Antonio Campo Dall’Orto, di fare una valutazione (impresa ardua) sull’impatto che il tetto avrà sulle casse dell’azienda in termini di risparmi (sono oltre 30 gli artisti che rischiano il corposo taglio) e di esborsi (contenziosi e mancati introiti di pubblicità dopo la partenza di alcuni volti noti). Ma la speranza dei vertici dell’azienda è che già prima di allora qualcuno in seno al governo produca un atto formale per togliere le castagne dal fuoco del settimo piano. Una richiesta scritta dell’azionista al consiglio d’amministrazione, affinché receda dalla delibera del 23 febbraio scorso. Condita da un impegno a legiferare sulla materia. Il tutto in forza di un parere dell’Avvocatura dello Stato che su quel tetto agli artisti esprime “dubbi”. Si ritiene giusto in Rai un regime particolare per le prestazioni artistiche: non gravano sul canone e sono coperte dalla raccolta pubblicitaria. Limitarle sarebbe un vincolo per la libera concorrenza.

Ora Campo Dall’Orto, e i consiglieri, aspettano “novità dall’esterno dell’azienda”. Ma il sottosegretario Antonello Giacomelli fa sapere che “il governo non deve fare niente. Non è il governo a interpretare le norme. Il parere dell’Avvocatura risolve la questione”. Nessuno dunque né a Palazzo Chigi né a Viale Mazzini si vuole assumere la responsabilità, alquanto impopolare in tempi di crisi, di non toccare il lauto stipendio delle star del servizio pubblico. E così quel tetto, nonostante in realtà non lo voglia nessuno (o quasi), alla fine potrebbe essere applicato. E il fiorire di società di produzione, fondate proprio dalle star determinate a mettersi in proprio e sul mercato, a quel punto sarebbe inevitabile.

Sempre nel cda del 13 aprile, poi, il cda approverà il bilancio 2016. Un esercizio che prevede un risultato ampiamente positivo (oltre 70 milioni di euro) per effetto dell’incremento dei proventi da canone (+200 milioni), dell’aumento dei ricavi pubblicitari, e della riduzione dei costi. Andranno un pochino peggio le cose nel 2017: il bilancio preventivo illustrato al cda – dopo una serie di capriole contabili – è previsto in sostanziale pareggio.