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Calabria

‘Ndrangheta, definitive condanne per clan Rosarno

Operazione ‘All inside’ fu resa possibile grazie a collaborazione pentita Giuseppina Pesce
fonte: ilVelino/AGV NEWS
di N&C

Diventano definitive le principali condanne del processo All Inside, il procedimento costruito nel tempo dai sostituti della Dda di Reggio Calabria, Roberto Di Palma, Adriana Fimiani, Giuseppe Bontempo e Alessandra Cerreti, che con le loro indagini hanno inflitto colpi pesantissimi al clan Pesce. Fatta eccezione per alcuni imputati, per i quali è stato disposto l’annullamento con rinvio a un nuovo processo d’appello, sono state tutte confermate le condanne inflitte ai vertici del clan, come per i più stretti familiari di Giuseppina Pesce, la pentita che con le sue rivelazioni ha dato un contributo decisivo all’inchiesta. Sono stati infatti condannati in via definitiva Rocco Palaia, il marito della pentita, condannato in appello a 19 anni e 6 mesi, Salvatore Pesce, il padre della collaboratrice, punito in secondo grado con 20 anni e 11 mesi, Marcello Pesce, condannato in appello a 16 anni e 2 mesi, Antonino Pesce, punito in secondo grado con 28 anni. Tornano invece di fronte alla Corte d’appello le posizioni di Giuseppe Filardo, Domenico Fortugno, Domenico Leotta, Claudio Lucia, Rocco Rao, solo in relazione alla contestazione di un’aggravante. Per Francesco Pesce (classe ‘88) gli atti tornano alla procura dei minori perché il reato contestato sarebbe stato commesso quando l’imputato era ancora minorenne. Per Andrea Fortugno, in appello condannato a 3 anni e 4 mesi, è stata sancita l’intervenuta prescrizione, mentre incassano una lieve riduzione di pena Roberto Maialone, che dovrà scontare 12 anni in luogo dei 12 anni e 10 mesi in precedenza rimediati, Francesco Pesce, classe 1987, che incassa l’annullamento della condanna per armi e passa da una pena di 13 anni e sei mesi di carcere, a una di 13 anni, e per Domenico Varrà. Per il resto, tutte le condanne sono state confermate. La Cassazione ha dunque reso definitivo l’impianto accusatorio costruito dalla Dda di Reggio contro i Pesce, in grado di contaminare e il tessuto economico e sociale della città della Piana e del suo comprensorio, ma di fatto di prendere in mano tutto, dai pubblici appalti alle locali squadre di calcio, dalle forniture alle radio. Un clan potente e ramificato, tanto medioevale nelle logiche fondate sul falso mito dell’onore, del sangue e dell’omertà, quanto spregiudicato e avveniristico negli affari.