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Calabria

Cosenza, inchiesta ‘Oragate’: ascoltato tecnico manutenzione rotative

Maxwell: mi chiesero falsa certificazione
fonte: ilVelino/AGV NEWS
di N&C

“Umberto De Rose e il nostro rappresentante di zona mi chiesero di fare una falsa certificazione sul funzionamento di una rotativa”. Lo ha confermato in aula Davide Maxwell sentito come testimone dell’accusa nel processo a carico di Umberto De Rose, accusato di tentata violenza privata nell’ambito dell’inchiesta sulla mancata uscita del quotidiano “L’Ora della Calabria”. Secondo l’accusa, la pubblicazione sarebbe stata bloccata per evitare che venisse resa nota la notizia di un’indagine a carico di Andrea Gentile, figlio del sottosegretario Antonio. Maxwell lavorava per un’azienda che si occupava anche della manutenzione delle rotative di De Rose. Nella precedente udienza Maxwell, all’inizio, del suo esame aveva dichiarato al giudice Manuela Gallo che all’epoca dei fatti aveva rilasciato una falsa certificazione in cui attestava il mancato funzionamento di una rotativa. A quel punto il giudice sospese l’udienza per verificare se il tecnico poteva continuare ad essere ascoltato come semplice teste. Venerdì mattina l’udienza è proseguita ascoltando Maxwell come teste assistito da un legale d’ufficio, l’avvocato Guido Siciliano, perché potrebbe essere potenzialmente indagato per falsa testimonianza. Il tecnico, rispondendo alle domande del pm Domenico Frascino, ha ribadito quanto già detto in precedenza, ovvero che all’epoca ha rilasciato una certificazione falsa su richiesta di De Rose e del suo rappresentante di zona in cui gli si chiedeva di fare quella certificazione perché “serviva un giustificativo per l’editore perché, avendo una delle due rotative rotta, non aveva fatto in tempo a stampare tutte le lastre. Non mi hanno spiegato i reali motivi – ha aggiunto – ma l’ho scoperto poi dai giornali e dalla tv”. Rispondendo alle domande dell’avvocato Franco Sammarco (difensore di De Rose assieme al collega Marco Amantea) Maxwell ha spiegato di aver installato lui le due rotative presenti nella tipografia – una già non funzionava da tempo – delle quali lui seguiva la manutenzione andando sul luogo una volta all’anno. L’avvocato Sammarco ha mostrato al teste una mail datata 14 febbraio del 2014 e inviata alla tipografia in cui il tecnico scriveva che si era informato con la casa madre e non chiedeva di visionare entrambe le macchine. Il legale ha mostrato anche altri documenti che sono stati acquisiti dal Tribunale. Il teste ha ribadito che la macchina quella mattina era funzionante ma non può dire se nella notte la macchina funzionasse o meno. Dopo il tecnico, è stato ascoltato il maresciallo Antonio Fiore che all’epoca dei fatti fece le indagini. In particolare, il maresciallo Fiore si occupò di verificare il traffico telefonico sulle utenze di Alfredo Citrigno, editore della testata, di Luciano Regolo (che era il direttore) e su quelle di De Rose e della tipografia. L’avvocato Sammarco ha fatto notare al teste come nei tabulati depositati e in suo possesso manchino alcune telefonate tra cui quella “incriminata” ma il teste ricorda di averla perfettamente trascritta. Il teste, incalzato dall’avvocato Sammarco, ha detto che le sue competenze non gli consentono di dire se quella registrazione fosse stata sofisticata, ma ha ribadito “che i file erano perfettamente corrispondenti”.  Il processo è stato aggiornato al prossimo 21 aprile.