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Giochi e Scommesse, Giochi

Giochi, As.tro: Quando sono i medici “a fare i conti”

"Spesa effettiva 18,5 miliardi, il giocato 95"
fonte: ilVelino/AGV NEWS
di Redazione

“Partiamo dai dati di base, come se fossimo davanti ad un bambino delle elementari: se papà esce di casa con 10 euro, e torna a casa con 5 euro quanti euro ha speso al gioco? Cinque risponde il bambino, 60 risponde il medico che vuole politicamente demonizzare sia la scelta di spesa, che il tempo dedicato a giocare, nonché scalare ideologicamente le classifiche di visibilità del fronte nazionale dei movimenti anti-gioco. Quanto è ingenuo il bambino, a non capire che quello che papà ha speso non è la differenza tra quanto aveva nel portafoglio e quanto gli è restato, ma in realtà l’intero volume di gioco che i suoi 10 euro hanno alimentato, attivando un meccanismo di intrattenimento che “non potendo” allungare i tempi di gioco coi secondi, ma solo con denari (tassati) destinati al ri-gioco (combinazioni, biglietti vincenti, ecc. ) genera un “giocato” che non ha rilevanza patrimoniale per l’utente, ma solo erariale”. Così una nota di As.tro, Assotrattenimento, a cura dell’avvocato Isabella Rusciano. “E qual è il rapporto tra la spesa effettiva e il giocato? 18,5 miliardi la spesa, e 95 miliardi il giocato. La prova del nove di questa operazione – continua – si chiama “cassetto”, che devolviamo allo stesso contesto elementare con il quale si è iniziato: se nella slot sono entrati 100mila euro, per attivazione di partite, e ne sono usciti 70.000, quanti ce ne sono nel cassetto della slot ? e chi ha “preso” i 70.000 usciti, visto che nel cassetto non ci sono? Nel cassetto ci sono 30.000 euro, e i 70.000 usciti li avrà presi qualche giocatore (potremmo anche dire quanti giocatori in “media”, ma non è questa la sede per illustrare freddi algoritmi a chi crede nel fuoco sacro dell’ideologia). Il bambino dell’epoca contemporanea, “a questo punto” si rivolge al medico e lo rimprovera di avergli propinato un “fake”, e lo invita a devolvere più energie alla cura dei pazienti, sperando che le dosi dei farmaci somministrati corrispondano a logiche matematiche meno aleatorie. Al bambino noi diremmo di invitare il suo papà a giocare a pallone con lui, al parco, di mettere da parte 5 euro per i suoi studi, beneficiando del duplice godimento di stare vicino alla sua creatura e di tutelarne il futuro attraverso un virtuoso sacrificio dedicato agli studi superiori. Sarebbe compreso questo invito? Dipende. Il contesto in cui ragionamenti di questo tipo attecchiscono – conclude- si chiamano “culturali”, e in detti contesti, la differenza tra una scelta di spesa per sfidare la sorte col miraggio di una vincita, e quella per il finanziamento degli studi si chiama “responsabilità””.