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Istat: nel triennio 2011-2013 si sono registrati 12.877 decessi per suicidio

Nel 19 per cento dei casi (pari a 2.401 suicidi) sono presenti sul certificato uno o più stati morbosi (malattie fisiche o mentali)
fonte: ilVelino/AGV NEWS
di Redazione

Nel triennio 2011-2013 si sono registrati 12.877 decessi per suicidio, 2.812 hanno riguardato donne e 10.065 uomini. L’81 per cento di questi decessi non è associabile a stati morbosi rilevanti e le sole informazioni riportate riguardano esclusivamente la modalità del suicidio e il tipo di lesione provocata. Nel restante 19 per cento dei casi (pari a 2.401 suicidi) sono presenti sul certificato uno o più stati morbosi (malattie fisiche o mentali). Lo rileva l’Istat nel report “Malattie fisiche e mentali associate al suicidio”. In 737 decessi per suicidio è certificata la presenza di malattie fisiche rilevanti (tra questi, 299 erano associati ad un tumore). Analizzando le associazioni tra le malattie sono stati individuati 288 casi in cui oltre alla malattia fisica si aggiunge la compresenza di una malattia mentale (principalmente depressione). La menzione di sole malattie mentali si registra in 1.664 suicidi; vengono riportate principalmente depressione, ansia e altri disturbi psichici e comportamentali. In generale la depressione è presente in 1.524 suicidi da sola o in associazione con altri stati morbosi e in circa un terzo dei casi di tumore.

Tra i certificati che menzionano stati morbosi rilevanti si osserva, nell’ultimo anno considerato, un aumento della quota di quelli con malattie fisiche, dal 5 per cento nel 2012 al 6,6 per cento nel 2013. L’associazione tra suicidio e malattie fisiche e mentali varia in base all’età e al genere. La frequenza di stati morbosi rilevanti, in generale, aumenta con l’età e i suicidi femminili presentano una maggiore comorbosità rispetto a quelli maschili. La proporzione di certificati che menzionano stati morbosi rilevanti, rispetto al totale dei suicidi, è complessivamente più elevata per le donne rispetto agli uomini: circa 27 per cento contro 16 per cento. Tale differenza risulta particolarmente evidente in presenza di malattie mentali, osservate con maggior frequenza tra le donne nella classe di età 35-64 anni (23 per cento dei certificati rispetto al 12 per cento tra gli uomini) ed in quella 65 anni ed oltre (20 per cento rispetto al 10 per cento).

Le malattie fisiche, invece, si presentano con proporzioni simili per maschi e femmine fino ai 65 anni, mentre tra gli ultrasessantacinquenni tale proporzione risulta più elevata tra gli uomini (12 per cento contro 10 per cento). Circa la metà dei suicidi, nel periodo considerato, avviene in casa. Tale quota risulta più elevata (57 per cento) nel caso in cui il suicidio risulti associato alla presenza di una malattia mentale. Il 30 per cento dei suicidi in presenza di malattie fisiche avviene in istituti di cura (pubblici, privati, accreditati); quota che scende al 12 per cento nel caso di malattie mentali (valore comunque superiore a quello osservato per i suicidi senza menzione di stati morbosi rilevanti 9 per cento). Una maggiore frequenza dei casi di suicidi con stati morbosi rilevanti si osserva al Nord e nel Centro. Tale risultato è più evidente per i decessi oltre i 35 anni di vita, in presenza di malattie sia fisiche che mentali.

Le proporzioni più elevate si osservano, nel caso delle malattie fisiche, per il Nord-est nella classe di età 65 anni e oltre (13 per cento) e, nel caso delle malattie mentali, per il Centro nella classe di età tra 35 e 64 anni (17 per cento). Nei suicidi con stati morbosi rilevanti, in presenza di una malattia fisica è più frequente, rispetto ai casi con malattia mentale, il ricorso all’auto-avvelenamento, alle armi da fuoco o agli oggetti appuntiti. Nel caso di malattie mentali, invece, è maggiore la propensione all’utilizzo di metodi che provocano asfissia traumatica (impiccamento, strangolamento, soffocamento o annegamento). Nel 16 per cento dei casi di suicidio con menzione di malattie fisiche non risulta specificata la modalità del suicidio, contro l’8 per cento di quelli con malattia mentale.