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Politica

Migranti, Minniti: Utilizzarli per lavori di pubblica utilità non retribuiti

"Serve nuovo modello di accoglienza" ha detto il ministro. Ridurre i tempi l'accertamento per i richiedenti asilo. Superare i CIe aprendo nuove piccole strutture in tutte le regioni italiane
fonte: ilVelino/AGV NEWS
di Raimondo Deriu

Serve rendere possibile “utilizzare i richiedenti asilo per lavori di pubblica utilità, finanziati con fondi europei. Non si creerà una duplicazione nei mercati del lavoro, perché non sarà un lavoro retribuito”. Lo ha detto il ministro dell’Interno, Marco Minniti, durante l’audizione di fronte alle commissioni riunite Affari costituzionali di Camera e Senato sulle linee programmatiche del suo dicastero. “Bisogna allargare la platea dei comuni che accolgono”, ha poi ricordato. “Io –ha proseguito – lavorerò per superare i grandi centri di accoglienza. Servono numeri più contenuti che permettano un lavoro diretto con le autorità locali e un lavoro diretto nel campo dei diritti”. Su questo tema Minniti ha reso noto di aver raggiunto un accordo con l’Anac per la scrittura di un contratto tipo per quanto riguarda le procedure e i protocolli di accesso. Un accordo che tiene insieme tre punti cruciali: superamento della figura del gestore unico; la tracciabilità dei servizi; il potenziamento delle attività di controllo del ministero dell’Interno”.

Minniti si è detto convinto che sia necessario un nuovo modello di accoglienza: “ciò non vuol dire che l’accoglienza non può aver tempi indefiniti. Questo è il punto cruciale. Il mio primo intendimento è abbattere i trempi per la risposta definitiva sui richiedenti asilo. Nei tre gradi di giudizio perdiamo due anni. Un tempo troppo lungo”. Un intervento, ha spiegato il ministro dell’Interno, può essere quello su assunzioni mirate nelle commissioni per l‘asilo. “Bisogna dare il senso che il nostro è un paese che accoglie, che ha le caopacità di valutare chi ha diritto e chi non ha diritto e cioè alla fine dare una risposta”.

Il ministro dell’Interno ha spiegato come bisogna cercare “di evitare il vuoto dell’attesa”. Ha ricordato quindi come i due anni necessari per avere una certezza sull’accoglienza della domanda di asilo e, invece, il suo rifiuto, producono questo vuoto d’attesa. “Su questo si può lavorare d’intesa coi comuni – ha proseguito – . Questo è un problema per i richiedenti asilo e anche per le comunità che li ospitano”. Minniti propone quindi “la possibilità di utilizzare i richiedenti asilo per lavori di pubblica utilità, finanziati con fondi europei. Non si creerà una duplicazione nei mercati del lavoro, perché non sarà un lavoro retribuito”.

Per colmare il vuoto temporale che c’è tra l’acclaramento della violazione delle regole e il rimpatrio saranno create delle nuove strutture. I Cie “saranno cancellati”, ha detto Minniti, e sostituiti da strutture più snelle che si chiameranno Centri permanenti per i rimpatri. “Centri – ha spiegato ancora – che consentono di avere 1.600 posti a livello nazionale. Uno per Regione. Un paese di 60 milioni di persone non è in grado di tenere dei centri con 1.600 persone? Su questo mi sento di essere puntuale sulla richiesta. Uno per ogni Regione, di piccole dimensioni, possibilmente fuori dai centri centri urbani, vicini a mezzi di trasporto”.