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Campania, Cronaca

Camorra, operazione “Azimut”: carabinieri del Ros sequestrano beni per 2 milioni e 700 mila euro

Le indagini avevano già fatto luce sulla rete formata da più fazioni del Clan dei Casalesi
fonte: ilVelino/AGV NEWS
di rep/red

Nella mattinata i Carabinieri del R.O.S., insieme a quelli del Comando Provinciale di Caserta, stanno dando esecuzione un decreto di sequestro beni, nell’ambito di un procedimento di prevenzione instaurato nei confronti di Diana Giovanni, classe 61, indagato per associazione mafiosa nell’ambito della c.d. operazione “Azimut”. Questa indagine – si legge nota degli investigatori – consentì di documentare gli assetti criminali dell’area casalese all’indomani della cattura del boss Michele Zagaria, ritenuto punto di riferimento delle varie anime dell’organizzazione, evidenziandone l’elevato grado di fluidità, finanche nei ranghi direttivi, in conseguenza delle attività repressive e di alcune importanti defezioni collaborative. È stato infatti possibile dimostrare come più fazioni del Clan dei Casalesi, quali Venosa, Zagaria, Iovine e bidognetti, nonché i clan Fragnoli-Pagliuca ed Esposito, attivi nell’area sessana-mondragonese, al fine di preservare i delicati equilibri criminali connessi alla gestione delle attività criminali sul territorio, avessero raggiunto un accordo per la ripartizione dei proventi estorsivi, facendoli in parte confluire in una “cassa comune” e riconoscendo la leadership dell’intera organizzazione camorristica al clan Schiavone. Il provvedimento di sequestro, su proposta della Procura Distrettuale Antimafia di Napoli, dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, riguarda una avviata azienda di allevamento di bufali di Francolise (CE) con annessi beni strumentali, nonché 11 appezzamenti di terreno per complessivi 19 ettari e circa 500 capi di bestiame, accertati essere nella disponibilità indiretta di Diana e del valore stimato in circa 2 milioni e 700 mila euro, già oggetto di sequestro preventivo finalizzato alla confisca nel corso della richiamata operazione eseguita il 10 novembre 2015 dai carabinieri del Reparto Anticrimine di Napoli. In particolare, mirati accertamenti patrimoniali sviluppati sul conto di Diana Giovanni hanno fatto emergere la consistente sproporzione tra le sue capacità reddituali e le effettive disponibilità finanziarie/ patrimoniali. Egli è altresì risultato essere intestatario di un conto corrente bancario e di una carta di credito, nonché abilitato a compiere operazioni su altri due conti correnti, tra i quali, quello della sorella Diana Rosa, formale titolare dell’azienda bufalina. Questi elementi, letti congiuntamente a quanto già documentato con le indagini condotte dal ROS, nonché alla luce dal contenuto delle dichiarazioni di collaboratori di giustizia, hanno contribuito a far fondatamente ritenere che la titolarità dei beni oggetto dell’odierno sequestro sia di fatto riconducibile a Diana Giovanni.