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Politica

Pa, Brunetta: nel silenzio connivente di tutti si torna indietro di 10 anni

Pa, Brunetta: nel silenzio connivente di tutti si torna indietro di 10 anni
fonte: ilVelino/AGV NEWS
di com/mal

“Nel silenzio connivente di tutti si sta tornando indietro di dieci anni. Dalla Riforma alla Restaurazione, così si può sintetizzare l’operato della ministra Madia sulla pubblica Amministrazione. L’accordo firmato con i sindacati (in realtà solo con CGIL, CISL e UIL, e non con tutti i sindacati rappresentativi del pubblico impiego come prevede la legge), pochi giorni prima del referendum sulla riforma costituzionale, è stato presentato come un rinnovo contrattuale di 85 euro mensili per l’intera categoria del pubblico impiego, ma le risorse necessarie per il rinnovo non ci sono”. Lo scrive su Facebook Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati. “Per ora a bilancio ci sono poco più di 35 euro mensili, le altre riforme si vedranno, forse, l’anno prossimo. Peraltro l’accordo è stato firmato dal Governo, ma non dalle Regioni e dagli enti locali (datori di lavoro per circa metà dei dipendenti pubblici). Allora cosa riguarda in realtà l’accordo di dicembre? Perché i sindacati hanno firmato un accordo senza risorse finanziarie disponibili? La risposta è semplice: smontare la riforma Brunetta. L’obiettivo è quello di reintrodurre la supremazia della contrattazione e cioè del Sindacato, nel rapporto di lavoro del pubblico impiego. La riforma Brunetta aveva ridotto il ruolo della concertazione nel pubblico impiego, dando il giusto ruolo ai sindacati e ai dirigenti e aveva stabilito che non ci fossero più erogazione di premi a pioggia. Sminuiti nel proprio anomalo potere i sindacati hanno sempre contrastato la mia riforma ed ecco perché quando la Madia li ha chiamati al tavolo, il loro obiettivo primario non era la contrattazione, consapevoli della scarsità delle risorse, bensì modificare la legge Brunetta. Se tutto ciò accadesse si tornerà indietro di dieci anni, quando c’era l’esplosione della spesa per la contrattazione integrativa. Eppure l’ex premier, Matteo Renzi, a luglio del 2016, annunciando pomposamente la nuova riforma della pubblica amministrazione diceva che ‘il merito non è più una parolaccia. Chi lavora bene deve essere valorizzato e premiato economicamente sul luogo di lavoro’. Non sarà una parolaccia, ma forse è una presa in giro”.