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Calabria

‘Ndrangheta, appalti e cosche; Gratteri: “Flussi di denaro da Barbieri al clan Muto”

Procuratore capo di Catanzaro su maxioperazione che ha portato a fermi
fonte: ilVelino/AGV NEWS
di N&C

“Cambiano i metodi, ma l’inquinamento delle gare per mettere le mani sugli appalti pubblici non e’ cosa nuova per la ‘ndrangheta”. Lo ha detto il procuratore capo di Catanzaro Nicola Gratteri, che ha spiegato “la prima volta che ci siamo imbattuti in circostanze del genere risale al 1989, quando il sequestro lampo del sindaco di Bovalino ci ha insospettito. Indagando, abbiamo scoperto un cartello molto simile a quello gestito dal gruppo Barbieri”. Affermato imprenditore del cosentino, Barbieri e’ stato individuato come testa di ponte del clan Muto nella città bruzia. “Abbiamo individuato flussi di denaro che sistematicamente andavano da Barbieri alla cosca Muto”, ha spiegato il procuratore aggiunto Giovanni Bombardieri “ma questo non deve far pensare che soggiacesse a richieste estorsive. Diverse intercettazioni dimostrano che l’imprenditore era compartecipe delle scelte imprenditoriali del clan”. D’altra parte, aggiunge, “la vicinanza ai Muto serviva da paravento a Barbieri, che in questo modo si proteggeva dalle richieste estorsive di altri clan”. Circostanze rese possibili anche dalla debolezza dei clan cosentini, spiega il procuratore aggiunto Vincenzo Luberto. “In un certo momento storico i cosentini sono stati considerati ‘ndranghetisti di serie B a causa dell’alto numero di collaboratori di giustizia. I Muto invece non hanno mai avuto pentiti in famiglia e questo ha permesso loro di accrescere il proprio potere”. A Cosenza i Muto si sono presi tutto. Quando le scarcerazioni hanno rimesso su piazza qualche reggente dei clan locali, ci sono scesi a patti. “Piazza Bilotti, Lorica, l’aeroporto di Scalea. Per l’aggiudicazione di questi appalti – spiega Luberto – non ci sono state contese, l’unica impresa che partecipa e’ quella di Barbieri, dunque dei Muto. Questo e’ un dato evidente e che merita riflessione”.