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Agroalimentare, Voucher

Voucher, emersione del sommerso o cavallo di troia per lavoro nero?

Tutta la storia. Chi è contro e chi è a favore
fonte: AGV NEWS/AGRICOLAE
di Agricolae

Un utile strumento per favorire l’emersione del sommerso o il cavallo di Troia attraverso il quale passa una mole impressionante di lavoro nero? Che cosa sono esattamente i “voucher” sui quali la Corte Costituzionale ha ritenuto ammissibile il quesito referendario proposto dalla Cgil e per la cui abolizione si andrà a votare – a meno di un intervento legislativo che ne modifichi radicalmente natura e caratteristiche – nella prossima primavera?


CHE COSA SONO I VOUCHER

Al di là del nome esotico i voucher sono dei “buoni”. Buoni del valore nominale di 10 euro che retribuiscono un’ora di lavoro. Il datore può acquistarli online sul sito Inps oppure negli uffici postali, in tabaccai e edicole e presso alcuni istituti di credito. Il prestatore d’opera li riceve in pagamento e può “cambiarli” al valore di 7,5 euro.

I 2,50 euro restanti vanno per il 13 per cento (1,3 euro) alla gestione separata Inps per i contributi pensionistici;il 7 per cento (0,7 euro) all’Inail per l’assicurazione anti-infortuni e il rimanente 5 per cento (0,5 euro) all’Inps per la gestione del servizio.

Secondo la normativa attuale, ciascun lavoratore non può superare il tetto dei 7000 euro netti/anno pagati in voucher e ciascun datore di lavoro non può erogare pagamenti tramite voucher oltre i 2000 euro ed è tenuto a dare comunicazione all’Inps sull’impiego del “buono” almeno un’ora prima dell’inizio della prestazione lavorativa.

Sulla carta, dunque sono uno scudo per il datore di lavoro che utilizza le prestazioni legalmente e con una piena copertura assicurativa senza vincolarsi a alcuna formula contrattuale e, sempre sulla carta, rappresentano un vantaggio per il lavoratore (uno studenti sopra i 16 anni, un pensionato, un cassintegrato, il titolare di indennità di disoccupazione, un lavoratore part-time, o un extracomunitario con permesso di soggiorno) che accumula contributi pensionistici, non paga tasse e non pregiudica un eventuale stato di disoccupato o inoccupato.

Per queste ragioni e nonostante le limitazioni i voucher sono un successone: nei primi 10 mesi del 2016 ne vengono venduti 145 milioni, con un incremento del 26,3% sul 2015.

Ammesso che ad ogni voucher corrisponda un’effettiva ora di lavoro prestata fanno145 milioni di ore. Più o meno l’impegno complessivo annuale di 80 mila lavoratori a tempo pieno. Ma siamo proprio sicuri che qualcuno non utilizzi il buono a copertura di altre ore in nero?

A un recente convegno della Uila, la federazione dei lavoratori agricoli della Uil, il presidente della Commissione Lavoro della Camera Cesare Damiano, ha reso noto una stima seconda la quale per ogni ora retribuita col voucher ce ne sono almeno altre tre “coperte”. I voucher, cioè sarebbero il cavallo di Troia nella cui pancia sono celate centinaia di milioni di lavoro sommerso, di evasione previdenziale e contributiva che i controlli non riescono a stanare. Un’ opinione questa condivisa anche dai ricercatori dell’Inps che – come scrive Lorenzo Bonga su “Il Foglio” del 28 Dicembre 2016 –ritengono “un’irrealistica aspettativa” pensare che i voucher possano contribuire all’emersione del lavoro nero. Anzi – scrive ancora “Il Foglio” riportando l’analisi dei ricercatori – semmai non di emersione si può parlare ma di una“regolarizzazione minuscola in grado di occultare la parte più consistente di attività in nero”. “Nella pratica –conclude il quoridiano-, numerosi committenti acquisterebbero voucher per poter coprire lavoratori in nero presenti sul posto di lavoro al momento di un possibile controllo a sorpresa”.

LA STORIA

Introdotti nel 2003 dal governo Berlusconi con la cosiddetta legge Biagi, i voucher restarono, di fatto, sulla carta. Ibernati per 5 anni furono risuscitati dal governo Prodi nel 2008 (Ministro del Lavoro Cesare Damiano) ma limitatamente a determinati lavori agricoli (in particolare la vendemmia) e solo per studenti e pensionati. E in quel primo anno ne furono utilizzati poco più di mezzo milione.

Con il terzo governo Berlusconi i voucher vengono estesi alla generalità del lavoro agricolo e, successivamente vengono ammessi anche per altre attività: turismo, commercio, lavori domestici.

Con il Jobs Act, la riforma renziana del lavoro e prima ancora coi governi Monti e Letta si assiste alla pressoché completa liberalizzazione dell’impiego dei voucher; resta –è vero – il limite economico dei 7000 euro per soggetto, ma scompare la dicitura “meramente occasionale” per quanto riguarda il lavoro retribuito con i voucher. Ed ecco l’inizio della valanga voucher con incrementi in progressione geometrica fino al record del 2016.

La Cgil – com’è noto – è per la cancellazione. Cisl e Uil propongono modifiche sostanziali, il mondo agricolo (ultimamente in questo senso si è pronunciata Agrinsieme”) è per il mantenimento in agricoltura. Lo stesso presidente della Commissione Lavoro della Camera Damiano vorrebbe tornare allo spirito originario dei voucher: solo nel settore agricolo per pensionati e studenti, al fine di scoraggiare gli abusi.

Oggi, dopo il pronunciamento della Corte Costituzionale il problema voucher diventa ineludibile.

O il Parlamento e il governo provvedono oppure saranno gli elettori a pronunciarsi. Col Referendum.