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Cultura

Cinema, arriva il nuovo capolavoro di Asghar Farhadi: “Il cliente”

Al Festival di Cannes si è aggiudicato i premi per la migliore sceneggiatura e il miglior attore protagonista (Shahab Hosseini). In Italia è stato designato Film della Critica dal Sindacato Nazionale Critici Cinematografici
fonte: ilVelino/AGV NEWS
di Ornella Petrucci

“Sarebbe difficile per me definire o riassumere ‘Il cliente’, o perfino spiegare cosa significhi la storia. Tutto dipende dalle preoccupazioni e dallo sguardo degli spettatori. Per chi lo vedrà come un film sociale, gli elementi relativi a questo aspetto saranno i più importanti. Per altri il punto di vista più importante potrebbe essere quello morale, o qualcosa di ancora diverso. Quello che mi sento di dire è che, ancora una volta, questo film affronta la complessità delle relazioni umane, soprattutto all’interno di una famiglia o di una coppia”. Così Asghar Farhadi, il regista iraniano di “Una separazione” (premio Oscar per il Miglior Film Straniero), che è tornato a Teheran (dopo “Il passato”, girato in Francia ed in francese) per affrontare una storia che mette in primo piano le diverse sfaccettature dei rapporti umani. Al centro della narrazione una coppia di attori, compagni nella vita e nel lavoro: Emad (Shahab Hosseini) e Rana (Taraneh Alidoost). Il loro affiatamento è unico e raro, è quello del vero amore: complici in scena interpretando a teatro Willy e Linda in “Morte di un commesso viaggiatore” di Arthur Miller, e complici nella realtà quando uno sguardo d’intesa li porta a scegliere una sistemazione temporanea per vivere. Ma poi avviene l’evento inatteso che sconvolge la loro intimità. La vittima è a un primo sguardo solo lei, ma poi è la coppia ad essere investita da una violenza dove vittima e carnefice perdono i confini. Da giovedì 5 gennaio con la Lucky Red approda al cinema il nuovo capolavoro di Asghar Farhadi che giustamente al Festival di Cannes si è aggiudicato i premi per la migliore sceneggiatura e il miglior attore protagonista, e che in Italia è stato designato Film della Critica dal Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani con questa motivazione: “Il regista iraniano conferma le sue notevoli doti di narratore, capace di costruire percorsi morali di grande efficacia e di controverse soluzioni, dove l’umanità è costretta a fare i conti con il proprio istinto e i condizionamenti culturali. Un cinema che nasce dalla parola e sa trasformarla in architetture esistenziali di problematica attualità”.